Peli, tanti, piccoli e grandi, netti, che saltano all’occhio dello spettatore, reclamandone l’attenzione. Luigi Notarnicola, artista pugliese di Mottola, li ha scelti come protagonisti indiscussi della sua nuova ricerca, trasformando i suoi quadri, le sue stampe e le sue installazioni in potenti manifesti visivi.
Da sempre le opere dell’artista, che spaziano tra sperimentazione tipografica e pittura, si distinguono per immagini ermetiche, essenziali e scevre di artifici che possa distrarre l’attenzione. Tematiche complesse, a volte intime e difficili da esternare al pubblico trovano espressione nel suo linguaggio, capace di coinvolgere il pubblico e stimolarlo ad una partecipazione attiva.




Nelle sue opere i peli appaiono pungenti, sfacciati, impossibili da ignorare, diventando il fulcro di una riflessione sulla percezione del corpo umano e della società contemporanea.
Nel tempo e nello spazio, il pelo ha intrecciato trame simboliche notevoli. Studi antropologici, come quelli di David Le Breton e Mary Douglas, testimoniano come il corpo, veicolo di identità e appartenenza, sia spesso interpretato come una metafora della società e come i peli, ad esempio, caricati di significati che variano a seconda del contesto culturale, segnino il confine tra il puro e l’impuro.
Eppure, nella storia dell’arte, il pelo è stato a lungo escluso dalla narrazione estetica, prediligendo figure levigate e idealizzate. Se con l’avvento del Realismo il corpo ha iniziato a emergere nella sua complessità, segnato dalle sue imperfezioni e peculiarità, è solo con le successive correnti contemporanee che la rappresentazione di dettagli quali la peluria divenne strumento di provocazione, mettendo a nudo le ipocrisie culturali e le norme oppressive.
In questa mostra, i peli diventano un simbolo di autenticità, un richiamo alla natura e alla complessità dell’essere umano. Luigi Notarnicola dona ai suoi soggetti un’identità che si rivela anche nella fragilità, poiché il corpo umano, macchina straordinaria nelle sue funzioni interconnesse, è profondamente e meravigliosamente imperfetto.
L’ambigua percezione del pelo continua ancora oggi a imporre alla figura femminile il bisogno di celarlo, di rimuoverlo maniacalmente, quasi fosse un segreto da nascondere. Renderlo visibile significherebbe esporsi a giudizi di trascuratezza, di audacia sfrontata, o semplicemente di mancata adesione agli ideali di bellezza imposti. Nella controparte maschile, il pelo ha sempre trovato celebrazione, ed elementi come la barba sono stati trasformati in emblema di virilità, forza e fierezza, che vengono tutt’ora preclusi a chi non la esibisce.
Luigi Notarnicola rompe questi standard, e non fa distinzione di genere. Ed ecco che una gamba femminile fa orgogliosamente capolino tra le tende di una doccia rigorosamente colma di peli, mentre una nuvola, comunemente associata a leggerezza e sofficità, si presenta anch’essa delineata da spigoli taglienti.
Ogni opera racconta una storia, provocando lo spettatore a creare una propria visione, un proprio punto di vista, un soggetto in cui rispecchiarsi. L’artista celebra ciò che è reale, imperfetto e umano, lanciando un inno alla libertà, la volontà di non nascondersi, di non vergognarsi, di osare ed essere genuinamente sé stessi, di non avere peli sulla lingua.
“Peli di vita”, dunque, è una mostra d’arte che invita ad una riflessione profonda, individuale e collettiva sul nostro rapporto con il corpo, sulle pressioni culturali, spesso autoimposte, che ci spingono a modificarlo e su come queste dinamiche influenzino la nostra identità.
Peli di vita è stata esposta alla Galleria Pavart a Roma