I giochi di carte sono protagonisti di molte opere, questo non solo perchè erano un tramite per poter descrivere la società del tempo ma anche perchè permettevano di rappresentare vari tipi umani: l’ingenuo, lo scaltro, il buono, il cattivo, il vizioso.
Caravaggio nel 1594 dipinge “I Bari”, oggi custodito al Kimbell Art Museum di Fort Worth. Caravaggio descrive una truffa orchestrata per raggirare un ingenuo, di buona famiglia, forse alla sua prima esperienza. Il giovane è intento a scegliere la carta da giocare ed è talmente concentrato, da non accorgersi della complicità tra l’avversario e il suo complice. L’atmosfera è tesa oltre misura, tanto che si riesce a percepire l’urgenza dei due bari, resa ancor più evidente dal loro protendersi, fisicamente, verso il giovane. Alla serena bellezza del ragazzo, con le sue guance rosate e le mani ben curate, si contrappone la grottesca bruttezza dell’anziano truffatore che, con lo sguardo ancora rivolto alle carte, fa un segno al complice. Questo è sicuramente il personaggio più teso: di spalle all’osservatore, ha il braccio sinistro allungato sulla tavola, con una mano stringe le carte, mentre con l’altra è pronto a prenderne una tra quelle nascoste sotto la cintura.


In quale gioco sono impegnati i protagonisti dell’opera? Le poche carte visibili – un 4 di quadri sul tavolo, un 7 di cuori e un 6 di fiori dietro la schiena del truffatore giovane – non permettono un’identificazione sicura. Tuttavia i critici pensano ad un gioco, molto diffuso nel Seicento, della Primiera, l’antenato, in pratica, del moderno poker.
Nel 1617 Bartolomeo Manfredi realizzò “I Giocatori di Carte”.
Il dipinto che fu gravemente danneggiato nell’attentato di via dei Georgofili a Firenze in cui persero la vita 5 persone, e riportato alla Galleria degli Uffizi dopo molti anni di restauri, ritrae una classica scena di osteria: un gruppo di giovani uomini sono seduti intorno a un tavolo, mentre giocano a carte. I diversi personaggi sono ben caratterizzati, vestiti alla moda del tempo e ritratti da un punto di vista più distante rispetto ai Bari analizzati prima, modello indiscusso per opere di questo tipo.

Completamente diverso è l’atteggiamento verso il gioco da parte delle corti fiamminghe che non lo condannarono a priori come spesso ha fatto la Chiesa. David Teniers il Giovane, Nato ad Anversa e formatosi col padre, divenne presto famoso e, negli anni della maturità, fu nominato pittore di corte e direttore delle collezioni dell’arciduca Leopoldo Guglielmo d’Austria, governatore dei Paesi Bassi spagnoli. Pur producendo opere di diversa tematica, il Teniers fu sempre profondamente attratto dal racconto di scene di vita quotidiana e, soprattutto, da quelle ambientate all’interno di taverne, luogo di incontro e di svago della borghesia mercantile che fu tra la sua più cospicua committenza.

Nell’interpretazione di Paul Cézanne, due uomini sono seduti l’uno di fronte all’altro, guardano concentrati la loro mano e si dedicano al gioco. Il dipinto appare tranquillo e si distingue quindi da molte rappresentazioni artistiche del gioco d’azzardo in cui predominano l’astuzia, o la malafede dei giocatori.
