L’Aquila 2025
“Nutrirsi d’arte ti accompagna nella vita e non ti annoia mai”. (Marco Calcagni)
Così amava ripetere Marco Calcagni (1936-2015), nato e cresciuto nel cuore di Roma. Ottavo e ultimo rampollo di una famiglia di origini nobili sebbene modeste, trascorre gli anni giovanili animato da due passioni: quella per l’arte e quella per lo sport, che praticherà a lungo giocando come portiere in una squadra di calcio.
A dipingere inizierà dopo il matrimonio, celebrato nel 1962, dal quale nasceranno tre figli. Sarà allora che scoprirà la magia dei colori, protagonisti di quei dipinti di paesaggi, molto vicini alla Scuola romana e all’Impressionismo francese, prodromi del suo percorso di passione e di ricerca.
Nella tavolozza i toni si impastano, si trasformano, si legano fino a trovare quelle sfaccettature impercettibilmente diseguali che rendono il suo stile poliedrico e mai banale. Marco lavora molto di spatola e il miscelamento trasforma i colori in forme e dettagli che danno vita a paesaggi “di sogno” o “dell’anima”.
Non solo paesaggi, però: nelle sue tele compaiono figure, spesso femminili (come ne “L’atelier” del 1971), a volte approssimative ma al tempo stesso forti e dinamiche.

Un dinamismo che nei primi anni Settanta propone con successo nelle opere dedicate allo sport – rugby, canottaggio, basket, hockey, atletica – che il Corriere dello Sport acquisterà in versione litografica a copie limitate.
In quegli anni altre sue opere saranno prodotte in litografia, come “Venezia” e “Nuvola rossa”, quest’ultima acquistata dalla Banca di Roma.
Fino al 1977 il pittore partecipa a numerose collettive ottenendo buoni successi, come testimoniano premi e attestati. Ciò lo spingerà ad affrontare le prime personali. Nel ventennio successivo la sua copiosa produzione incontrerà il gusto del pubblico, cosa che ne rafforzerà la consapevolezza di essere un vero pittore.
Un pittore sui generis, però. La forte personalità, accompagnata da uno spiccato humor e da una lucida autoironia, l’animo libero e in qualche modo anarchico, gli impediscono di produrre su commissione.
Calcagni continua a sperimentare, a ricercare nuove forme fino ad arrivare all’astratto, sfiorare il metafisico e l’informale, passando per il materico e l’arte povera.
La sua espressione esplode e implode al tempo stesso, i colori non bastano più, cerca le forme scultoree, i bassorilievi, la tridimensionalità. E sarà così per tutti gli anni a venire: nelle sue creazioni compaiono sabbia, stucco, intonaco, gommapiuma, e poi corde, stoffe e carta che, insieme all’immancabile colore, regalano vitanuova alla sua maniera, come nell’opera “Estroflessione III” del 2005 (quadro donato alla Fondazione Roma e esposta nella Permanente del Museo del Corso), dove è evidente la ricerca della tridimensionalità e l’uso di caratteri ancestrali.

Marco ritorna bambino: ora è libero di fare ciò che vuole su tele, tavole e cartoni, la sua espressione si fa più intima, i formati si riducono ma non perdono forza, anzi, la moltiplicano trasformandosi in piccole gemme, talvolta gestuali e istintive con linee che sembrano alfabeti ancestrali; in qualche caso, invece, le opere appaiono complesse e laboriose, con segni scavati e sottolineati più volte come ad invitare l’osservatore a soffermarsi su di esse.
L’opera esposta a L’Aquila, “Reticolo di rovi” del 2008, fa parte della collezione personale del figlio, è un piccolo esempio del lungo viaggio nell’arte di Marco Calcagni. Un viaggio che s’interromperà solo nell’anno della scomparsa e in cui, fino all’ultimo giorno, non venne mai meno quella passione che “lo accompagnò per tutta la vita”.

Rinascite a cura di Borgo Pio Art Gallery
Sede espositiva Welcome aQ Gallery Via dell’Indipendenza 15 L’Aquila
Vernissage 23 agosto dalle ore 18
dal 23 al 30 agosto 2025 dalle 16.00 alle 22
Ufficio Stampa Stella Maresca Riccardi

Bellissimo🤗