Matteo Francesco Maria Plini sarà protagonista della Rassegna Rinascite a L’Aquila
Arte non soltanto come forma di espressione ma anche come mezzo di conoscenza, come invito ad approfondire ciò che viene da dentro, come percorso spirituale che ci spinge ad indagare il visibile per cercare l’invisibile.
Si può iniziare da qui per raccontare e descrivere l’arte di Matteo Francesco Maria Plini, ma sarebbe comunque un modo assolutamente non esaustivo per definire un universo artistico così sfaccettato e complesso in cui la creatività si unisce al talento pittorico, all’originalità e alla sensibilità dell’uomo e dell’artista.

Ogni singolo tratto di matita e pennello sembrano voler condurre lo spettatore in una dimensione che è altra: un mondo parallelo, quello dell’inconscio in cui ognuno di noi troverà una suggestione già vissuta o pensata, un multiverso simbolico in cui riconoscersi, trovare una risposta o condividere una solitudine.
Un’arte basata sulla ricerca della “verità” intesa come espressione dell’autentico. Come scriveva Rilke “le opere d’arte sono di una solitudine infinita”. Attraverso la creazione artistica, possiamo attingere a una sfera di esperienza che, altrimenti, rimarrebbe inaccessibile, ma non solo: lo spettatore guardando l’opera si trasformerà a sua volta in parte attiva, diventando un anello fondamentale di questo processo creativo, poiché spetterà a lui decidere quale particolare, dettaglio o emozione conservare nello sguardo e nell’animo.

Matteo Francesco Maria Plini sarà tra gli artisti partecipanti a “Rinascite”, mostra collettiva che si terrà a L’Aquila, presso la “Welcome Aq Gallery” in occasione della Festa della Perdonanza in collaborazione con la Borgo Pio Art Gallery di Roma con la presentazione critica di Marta Lock.

Abbiamo incontrato Matteo Francesco Maria Plini per una intervista.

Matteo i volti delle tue opere spesso appaiono tormentati da un dolore, scossi da un dubbio, vivono di emozioni profonde e palpabili. In questa mostra collettiva si affronta il tema della Rinascita e del cambiamento, quanto ti è vicino questo argomento?
L’arte entra all’interno della mia vita, quasi casualmente, in un momento personale molto difficile. In passato avevo vissuto l’arte come cultore e appassionato; sono stato per diversi anni un musicista, poi ho avuto una carriera in campo legale, sono stato un avvocato fino a quando mi sono reso conto che questa professione pur avendomi permesso di avere un successo personale non mi definiva affatto e in un certo qual modo non mi apparteneva, mi era estranea. Un giorno, mentre ero in casa, presi in mano, del tutto casualmente, una monografia su Michelangelo e nelle sue figure così intensamente passionali, vere, tormentate, ho intravisto una possibilità, quella di poter provare ad esprimere me stesso e il mio mondo attraverso l’arte. Esiste un qualcosa di intensamente salvifico nel Giudizio Universale e da studioso della metafisica realizzativa per me è importante che l’arte e la sua bellezza, intesa come ricerca dell’autentico, possano avere un impatto positivo nella vita delle persone. Esattamente come è accaduto per me.
Quali sono gli aspetti per te imprescindibili nella costruzione di una tua opera?
Innanzitutto il vero perché per rappresentare un’idea o una connotazione ho bisogno di avere dinanzi a me qualcuno che ,attraverso un tratto del volto, una postura, o una parte del corpo, mi permetta di esprimere ciò che c’è oltre; poi una chiave fondamentale è data dalla psicologia, perché è la nostra mente ad essere il primo strumento di percezione e analisi. Ma è fondamentale però comprendere che la mente è soltanto il riflesso di qualcosa molto più grande di noi di un sé, completamente scisso dall’ego. Una esperienza artistica che potremmo paragonare ad una sadhana: un percorso volto ad ottenere la liberazione dai condizionamenti sociali e culturali per ottenere una consapevolezza profonda.
Mi è capitato ad esempio di dipingere un quadro con la mano sinistra, per me che sono destro, quindi con la mano non dominante e questo mi ha permesso di incontrare un nuovo me stesso, di mettermi alla prova e sbloccare nuove capacità, come quando si è bambini e si prova a fare qualcosa per la prima volta.





Dove trovi ispirazione per le tue opere?
I miei soggetti appartengono al vero e al reale. Avendo lo studio dalle parti di Piazza Vittorio (Roma ndr)l’umanità che ritraggo è quella incontrata per strada al mercato, etnie, origini e culture completamente differenti che mi attraggono per la loro veridicità e spontaneità.
Quanto è importante per te lo sguardo dello spettatore?
Direi fondamentale. Attraverso le mie opere pongo degli interrogativi che appartengono alla mia storia, alla mia personale sensibilità, ma senza pretesa alcuna di fornire una risposta. Lo sguardo dello spettatore è impresindibile perché è lui ad avere idealmente in mano una matita o un pennello per dipingere il restante 50%. Le mie opere vivono con e del confronto con le persone. L’arte è un qualcosa di vivo e in continuo rinnovamento proprio perché si arricchisce di continuo attraverso lo sguardo e l’interpretazione dell’altro.
Le opere di Matteo Plini sono presenti in collezioni istituzionali, quali: Quirinale, Palazzo Apostolico presso il Vaticano, Senato della Repubblica, Prefettura Vaticana, Palazzo del Viminale e numerose collezioni private di eminenti personalità dello Stato e della Chiesa come il Presidente Mattarella, il decano presso il Vaticano ed ambasciatore di Cipro, alcuni Commissari Europei, il Segretario generale del Quirinale, ex Presidenti del Consiglio dei Ministri ed Onorevoli.


Rinascite a cura di Borgo Pio Art Gallery
Sede espositiva Welcome aQ Gallery Via dell’Indipendenza 15 L’Aquila
Vernissage 23 agosto dalle ore 18
dal 23 al 30 agosto 2025 dalle 16.00 alle 22
Ufficio Stampa Stella Maresca Riccardi