A L’Aquila, Rinascite arte come incontro di interiorità
A L’Aquila una mostra per parlare di Rinascita e della Perdonanza, festa tradizionale originariamente ispirata da Papa Celestino V, oggi patrimonio UNESCO attraverso le parole della critica d’arte internazionale Marta Lock
L’Aquila Festa della Perdonanza 2025

“Ciò che diciamo principio spesso è la fine, e finire è cominciare“. (Thomas Stearns Eliot)
Il titolo della mostra organizzata a dallo staff della Borgo Pio Art Gallery di Roma, evoca non solo il cammino necessario all’evoluzione di ciascun individuo, alla scoperta della propria capacità di rialzarsi dopo una caduta, alla comprensione di quanto in fondo tutto nella vita abbia un senso funzionale all’esistenza stessa, bensì si lega al destino della città dove ha luogo l’esposizione, L’Aquila, che ha saputo rimettersi in piedi dopo il devastante terremoto del 2009 che si è portato via la serenità e molte vite costringendo i suoi cittadini a mettere in campo tutta la determinazione necessaria a ricominciare da capo per scrivere un nuovo capitolo di una storia millenaria.
Oggi i suoi abitanti hanno raggiunto il loro obiettivo, quello di ricostruire il posto che da sempre abitano e di farlo risorgere con nuova linfa, con un atteggiamento più consapevole, sicuro e propositivo al punto di farle ottenere l’importante titolo L’Aquila Capitale della Cultura nel 2026.
La festa della Perdonanza è un evento che si tiene fin dal lontano 1.294 ed è seguito alla Bolla Pontificia Inter Sanctorum Solemnia emessa da Papa Celestino V con cui si è dato vita in pratica al primo Giubileo della storia dell’umanità; nel corso dei secoli la festa è diventato una celebrazione non solo religiosa bensì anche culturale, a dimostrazione di quanto tutto ciò che appartiene alla vita, all’emozione, alla bellezza interiore come esteriore sia in grado di unirsi per donare gioia e appagamento dell’anima.
Introdurre l’arte all’interno di una festa tanto importante è una conseguenza naturale di questo concetto poiché nel corso della storia essa ha costituito un momento di fuga dalla realtà oggettiva, un modo di superare le difficoltà, le crisi e le guerre, ed è stata il mezzo attraverso cui gli autori hanno mostrato al popolo i loro punti di vista sulla necessità di ricominciare ogni volta in cui l’umanità sembrava essere caduta in un baratro sottolineando un rinnovato ottimismo e un’impensabile gioia di vivere per dimenticare le brutture superate.
In particolare nell’Arte Moderna, dunque quella a partire dalla fine del Diciannovesimo secolo in avanti, ha svelato gli alti e bassi delle sensazioni vissute in un periodo delicato e turbolento come quello tra le due guerre mondiali. Dopo la fine del primo conflitto gli artisti sembrarono voler dimenticare velocemente introducendo innovazioni e stili con cui potessero celebrare il ritorno alla vita, con cui potessero riprendere la Belle Époque interrotta con le bombe, come nel caso dell’Art Déco di Tamara de Lempicka, o concentrarsi sulla fiducia verso il domani e sul miglioramento della vita dovuto al progresso tecnologico che fu il fulcro della poetica del Futurismo. O, al contrario, elaborarono stili con cui analizzare tutto ciò che l’interiorità aveva assorbito, tuffandosi letteralmente in quegli incubi esistenziali come nel caso del Surrealismo e dell’Espressionismo.
Allo stesso modo dopo la fine della seconda guerra mondiale vi fu da un lato l’approccio liberatorio e divertente della Pop Art, che partita dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra investì con connotazioni diverse anche tutto il continente europeo, e dall’altro quello più intenso e incapace di dimenticare dell’Astrattismo di Jan Arp e di Paul Klee che dovette sopravvivere al rifiuto e all’esclusione da parte del regime nazista mostrando un’incredibile capacità di resilienza, e dell’Informale Materico di Alberto Burri in cui gli strappi, le liquefazioni e le bruciature sembravano riflettere le sofferenze a cui l’intero continente europeo aveva assistito. Dunque la capacità dell’arte, intesa nel suo senso più completo, di unirsi per costituire un ponte tra il prima e il dopo, per trasportare le persone all’interno di un mondo dove ogni emozione può essere liberata, raccontata e condivisa, la rende perfettamente affine a una celebrazione religiosa la cui base è la speranza di un perdono, di un riprendere in mano le redini in maniera differente.
I ventisei artisti che esporranno presso lo spazio espositivo di via dell’Indipendenza 15, a un passo dal Duomo de L’Aquila, sono stati lasciati liberi di interpretare il senso della mostra senza condizionamenti di temi che li avrebbero ingabbiati all’interno di uno schema che l’arte la creatività spesso non vuole avere, tanto quanto lo staff di Borgo Pio Art Gallery ha lasciato aperta la partecipazione a tutte le forme espressive, dalle più tradizionali come pittura e scultura, alle più innovative come fotografia artistica, arte digitale e ricamo, ciascuno con il proprio linguaggio personale e distintivo.

Antonella Argiroffo dà vita a un’opera in cui i colori e le figure, nel caso specifico note musicali, sono costituiti da fili sapientemente ricamati con punto croce, infondendo all’opera un sapore manufatturiero Arts and Crafts pur avendo una struttura rigorosa e geometrica;
Federico Avena entra invece con i suoi volti deformati e frammentati nell’ambito del Neo-Cubismo introducendo però anche la decontestualizzazione e alcuni elementi del Surrealismo;
Simona Bencivenga si avvale di un Informale Materico per raccontare la sua visione delle atmosfere che la circondano, permettendo alla luce di fuoriuscire dalle tonalità terrose generando, nella sua immediatezza, il punto focale della tela;
Marco Calcagni conduce nel mondo dell’Informale che tuttavia vira verso l’Arte Povera, perché i materiali utilizzati appartengono al settore artigianale, e al concetto di riciclo di tutto ciò che diversamente terminerebbe il suo ciclo vitale;
Luisa Ciampi appartiene a un delicato mondo Art Nouveau in cui la sinuosità della figura femminile si perde all’interno di una dimensione floreale appena accennata e mescolata all’astrazione quasi lunare;
Gian Carlo Ciccozzi rientra in quell’ambito del Nouveau Réalisme in cui il collage era la tecnica di base per ricomporre in maniera disordinata la tendenza all’effimero dei poster e dei giornali, mescolato però alla sperimentazione Informale di altri materiali.
Stefania del Papa sovrappone figurazione e astrazione dando vita a un Espressionismo Astratto in cui l’indefinitezza funge da specchio riflettente dell’immagine reale che solo in virtù della rifrazione, e dunque a un secondo sguardo, diviene protagonista;
Mimmo Emanuele rivela uno stile espressionista in cui a entrare in gioco è il collage apposto su un materiale insolito, il truciolato, dove la delicatezza espressiva è data da un gioco di apparente trasparenza, scegliendo un soggetto religioso, legandosi dunque all’essenza della Perdonanza;
en nico appartiene invece al mondo della fotografia digitale dove la realtà viene rielaborata per raccontare l’emozione pensata, immaginata e sognata, e poi resa tangibile grazie alla sovrapposizione di differenti dettagli;
Barbara Filippi sceglie di avvicinarsi alla Textile Art in cui l’Astrattismo è la base visiva per sensibilizzare verso il tema ecologico e per unire l’arte alla moda intesa come strumento decorativo e di bellezza;
Igor Grigoletto rappresenta la scultura astratta, mostrando una particolare abilità nel plasmare un materiale, il ferro, che in virtù del suo apporto diviene sinuoso e vivace, evocando la perfezione e la completezza della forma circolare.
Paolo Mariani evoca uno stile fortemente espressionista di cui rende protagonista la natura, lasciando così emergere l’allegria e la forza del messaggio della natura che sa morire e rinascere costantemente divenendo esempio di resilienza;
Giancarlo Mariniello, artista poliedrico, mostra i suoi due volti, quello di pittore e quello di scultore, sottolineando in entrambi i casi la sua tendenza astrattista e la sua attitudine alla sperimentazione di materiali diversi e poco tradizionali;
Costantino Massoli si avvale invece dei pastelli per dar vita al suo Espressionismo Magico, tratteggiando una dimensione onirica di cui rende protagonisti quei venditori ambulanti spesso invisibili alla società occidentale;
Silvia Mattioli, fotografa, mette in scena i suoi personaggi come fossero protagonisti di un’opera teatrale, immortalandone l’impatto e l’alternanza tra luci e ombre quasi si trovassero sul palcoscenico sotto un occhio di bue;
Maupal unisce invece l’ironia della Street Art e del suo tratto semplice quanto incisivo, ai temi sociali che ama trattare e che emergono come messaggi subliminali nascosti dentro immagini di apparentemente facile decifrazione.
Rita Maurizi mescola le caratteristiche dell’Espressionismo Astratto arricchito dalla tecnica del Dripping a una sottile figurazione che fuoriesce silenziosamente dal fondo, a suggerire le infinte possibilità dell’esistenza;
Giacomo Minella rappresenta l’Espressionismo più cromaticamente vivace, quello in cui il colore è il vero protagonista e mette in secondo piano qualsiasi altra ricerca di perfezione visiva perché ciò che conta è il sentire immediato;
Giuseppe Nugara, fotografo, imprime su forex immagini suggestive, che sembrano uscire da un mondo parallelo, da una dimensione magica di un universo post-apocalittico in cui l’essere umano sopravvive per ricostruire ciò che è stato perso;
con Paolo Pardi si entra invece nella Metafisica, in quel mistero sospeso tra presente e passato in cui le forme neoclassiche incontrano gli enigmi del vivere contemporaneo e le origini della sua nascita;
Pennyboy appartiene invece a una Neo-Pop fusa con l’ironia del Surrealismo Metafisico in cui ogni elemento, animato o inanimato, assume un significato diverso, enfatizzato e coadiuvato dall’utilizzo e alla deformazione del metallo, che lo rende esponente dell’Iron Pop;
Pietro Plutino rientra nello stile più tradizionale della fotografia artistica, quello del bianco e nero e di quel romanticismo tipico degli scatti dei grandi autori dei primi del Novecento di cui rievoca la tendenza a fermare l’istante poetico.
Manuel Quaresima è uno scultore che plasma e lavora il ferro come fosse un sottile filo in virtù del quale dare vita a esili figure ripiegate su se stesse in cui alterna vuoti e pieni per sottolineare il suo approccio esistenzialista alla creatività;
Alexandra Schaffer appartiene all’universo del Neo-Realismo pur perdendo la necessità di riprodurre esattamente i colori reali per sfumarli in modo tale che a fuoriuscire siano le sensazioni degli sguardi, i silenzi che vogliono raccontare e comunicano con l’osservatore;
infine Enrico Tubertini appartiene a un’Arte Digitale che si evolve e va a cercare la terza dimensione attraverso l’apporto manuale della resina con cui mette in risalto i dettagli che lo emozionano, reinterpretando uno dei momenti romantici più famosi della storia dell’arte.
Tutto questo e molto di più è ciò che promette al visitatore la mostra Rinascite e che a L’Aquila mostra un piccolo assaggio dell’evoluzione, della rigenerazione e della trasformazione che l’arte compie da sempre e che non può che essere esempio per tutte le persone che sanno lasciarsi andare ai suoi messaggi e alla bellezza che rappresenta. (Testo di Marta Lock)
L’Aquila 2025
Rinascite a cura di Borgo Pio Art Gallery
Sede espositiva Welcome aQ Gallery Via dell’Indipendenza 15 L’Aquila
Vernissage 23 agosto dalle ore 18
dal 23 al 30 agosto 2025 dalle 16.00 alle 22
Ufficio Stampa Stella Maresca Riccardi