Louises Will – La nostra intervista

Aprile 4, 2026
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louises will autoritratto

Louises Will è Chiara Pellegrini. Un alter ego che incarna la volontà stessa di creare.

Louises Will è l’alter ego di Chiara Pellegrini (Pisa, 1996) e signififica letteralmente “La volontà di Luisa”. Lavora come artista, consulente d’immagine e fotografa. Dopo aver conseguito la laurea in Design Industriale presso il Politecnico di Milano (2015–2018), ha proseguito i suoi studi con un MFA in Fine Arts al Wimbledon College of Arts, UAL, a Londra (2018–2020). Le sue opere sono state presentate in esposizioni collettive e personali in numerose gallerie e spazi d’arte in Italia, Inghilterra e Francia: nel marzo 2026 all’Istituto Francese a Napoli, alla fiera di fotografia MIA Photo Fair e a Spoleto per ADD Art. I suoi lavori fotografici sono stati pubblicati su testate come AD Spain, La Repubblica,

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Louises Will è un nome che nasce come estensione identitaria e necessità espressiva: un alter ego che incarna la volontà stessa di creare. La sua ricerca è profondamente influenzata dall’arte sociale e si sviluppa come strumento di riflessione e confronto, indagando in particolare il femminismo e il rapporto tra essere umano e natura. Al centro del suo lavoro emerge una visione critica di questo legame, percepito come compromesso e danneggiato, strettamente connesso alla paura della morte e alla percezione del tempo. Attraverso l’arte, Louises Will costruisce spazi di dialogo in cui tensioni esistenziali e dinamiche collettive si intrecciano, invitando a una presa di coscienza più profonda e condivisa.

L’abbiamo incontrata per una intervista.

Sei laureata in design industriale. Che significato ha per te l’oggetto in quanto manufatto e quanto i tuoi studi ti hanno indirizzato versa una concezione del reale e delle cose stesse che nelle tue opere diventa “essenza”?

I miei studi al Politecnico di Milano mi hanno sicuramente indirizzato verso una concezione “utilitaristica” del bello: perché secondo la sua definizione un manufatto ha un utilizzo, una funzionalità. Così anche le mie opere devono avere una motivazione e una finalità, che sia raccontare una storia o far riflettere su questioni esistenzialiste e ambientali. A livello psicologico ritengo denigrante per me creare manufatti belli fini a sé stessi, ma col tempo sto imparando che anche la bellezza è una finalità. Durante i miei studi a Milano ho vinto una borsa di studio Erasmus che mi ha permesso passare quattro mesi a Barcellona e di incontrare una cultura diversa: è stato in Catalogna che mi sono avvicinata all’ambientalismo e al minimalismo come corrente artistica. Studiando il lavoro di Esther Ferrer, performer spagnola, ho iniziato ad avvicinarmi a questo modo di pensare: rendere tutto essenziale, eliminare il superfluo e ridurre al minimo ogni elemento. Così facendo ogni opera d’arte diventa sostanziale e comprensibile a livello universale.  

Femminismo, empowerment femminile, natura… Come leghi questi concetti e come li espliciti nelle tue opere?

Al di là dell’arte ritengo molto importante parlare di femminismo così come di solidarietà femminile: mentre molte donne ancora si sentono in competizione, è solo in alleanza che possiamo raggiungere un traguardo. Aiutandoci tra di noi possiamo perseguire la parità di genere. Nel mio lavoro, poiché ritengo l’arte una forma di attivismo, cerco di parlare del lato sociale del femminismo: condannare l’oggettificazione delle donne e la denigrazione del corpo femminile, così come rivendicare le sostanziali differenze nella vita di una donna rispetto a quella di un uomo. Esiste un forte legame tra corpo femminile e natura: le donne danno alla luce figli così come i processi generativi della natura, e secondo me le donne hanno il dovere di custodire e proteggere la natura. Nelle mie opere cerco di rappresentare una natura attiva, non subordinata al lavoro dell’uomo, così come le donne diventano forze attive, custodi del territorio e capaci di costruire il futuro.

In occasione della mostra presso la Galleria Add-Art di Spoleto hai esposto Mostri Occulti. A cosa ti riferisci in questa serie di lavori?

La serie di foto Mostri Occulti ritrae delle composizioni che ho realizzato nel mio studio nella campagna di Pisa. Utilizzando materiali naturali trovati ho rappresentato una natura che, pur dovendosi adattare allo sfruttamento dell’essere umano, dimostra una profonda resilienza. Queste immagini cercano sia di evidenziare le nefaste conseguenze dello sfruttamento ambientale, sia l’eccezionale capacità della natura di mutare e di adattarsi. Le composizioni nelle foto appaiono come degli amuleti, dei portafortuna capaci di aprire la strada a un futuro positivo e in armonia con la natura.

In “Hai mai visto le stelle” inviti lo spettatore a ridimensionare un ego radicato nella natura umana per imparare a relazionarsi con il mondo attraverso un approccio nuovo, che contempli la capacità di immaginare, osservare con occhi nuovi e interiorizzare il reale. Ce ne vuoi parlare?

Louises Will
Louises Will “Hai mai visto le stelle?” Photo courtesy ADD-Art Spoleto

Tutto nasce da una domanda radicale “quand’è l’ultima volta che abbiamo guardato il cielo?”. Formalmente l’opera si articola come una galassia osservata mediante uno schermo, così il cielo appare filtrato e digitale e le stelle appaiono come un’esperienza mediata e così ci appaiono simboli. E’ un invito a soffermarsi a guardare il cielo, a riflettere sulla propria posizione nell’universo e, per riflesso, sul proprio impatto sul pianeta. Il cielo è la porta verso qualcosa di più grande, e guardare le stelle diventa un atto poetico: a confronto con l’immensità dell’universo l’essere umano vacilla. Solo accettando di essere parte di un ordine naturale più grande possiamo immaginare nuove prospettive e rivolgere il pianeta verso stabili equilibri.

Nelle tue opere è evidente una profonda ricerca artistica che ti porta a sperimentare le varie tecniche in modo da arrivare al profondo, spesso all’inconscio. La fotografia è, per definizione comune, riproduzione del reale; cosa rappresenta invece per Louises Will?

La fotografia è per definizione la copia del reale, ma negli ultimi anni le cose stanno cambiando: non è più una rappresentazione del reale, basta pensare all’uso di Photoshop o all’Intelligenza Artificiale. Ha sempre un senso di concretezza per cui acquisisce un linguaggio visivo simbolico che è molto forte. Per il mio lavoro la fotografia serve a rivelare ciò che è nascosto e inconscio e a mettere in discussione la realtà e a non accettarla passivamente. A volte le mie foto sono anche costruite e elaborate, cosicché la realtà esprime tensioni interiori e critica il presente, in particolare nei suoi aspetti ecologici e sociali.

Louises Will esporrà a Spoleto fino al 7 giugno 2026 presso Palazzo Due Mondi in Corso Mazzini 46, nella bipersonale IMPERMANENZA – Saverio Mercati  |  HAI MAI VISTO LE STELLE? – Louises Will a cura della ADD-Art Gallery

ADD-art è un’associazione culturale, con sede a Spoleto (PG), che da dieci anni si dedica alla promozione dell’arte contemporanea, con una particolare attenzione al sostegno e alla visibilità dei giovani artisti.
Attraverso la galleria d’arte omonima, l’associazione offre uno spazio di ricerca e di innovazione, dove le opere di artisti emergenti possono incontrare il pubblico, i collezionisti e le istituzioni. Le mostre ed eventi organizzati da ADD- art sono occasioni di scambio e di riflessione, pensati per valorizzare la creatività contemporanea in tutte le sue forme.

Photo courtesy ADD-Art

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