Titti Faranda: Forma e pensiero

Novembre 25, 2025
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Titti Faranda

Titti Faranda vive e lavora a Roma. La sua ricerca artistica indaga la relazione tra materia, tempo e trasformazione, attraverso un linguaggio che unisce rigore costruttivo e libertà sperimentale. Nei suoi lavori, materiali industriali e di recupero — plastiche, tessuti, metalli e residui di lavorazioni — vengono sottratti alla loro funzione originaria per assumere nuova vita nella forma dell’opera.

Il processo creativo di Faranda si fonda sull’ascolto della materia: l’artista ne accoglie le imperfezioni, le ferite, le tracce d’uso, trasformandole in segni di identità e memoria. Ogni intervento, calibrato e mai casuale, restituisce equilibrio a elementi eterogenei, generando composizioni che oscillano tra ordine e instabilità, peso e leggerezza, freddezza industriale e calore umano.

Titti Faranda
Ferite del Mediterraneo

Il suo linguaggio attraversa pittura, scultura e installazione, senza confini rigidi, in una ricerca che tende a ricomporre ciò che è frammentato. Le superfici si fanno racconto, gli oggetti perdono il loro nome e acquistano una nuova funzione poetica. L’atto del recupero diventa gesto estetico e riflessione sul nostro tempo, sulla capacità dell’arte di rigenerare ciò che la società considera scarto.

Le opere di Titti Faranda si distinguono per la loro forza silenziosa e per la sensibilità con cui coniugano forma e pensiero. Esposte in diverse mostre personali e collettive, testimoniano un percorso coerente e consapevole, dove l’etica del riuso si intreccia a una visione della materia come organismo vivo e in continua metamorfosi.

Titti Faranda Sipario
Titti Faranda – Sipario

L’abbiamo incontrata ad Arte in Nuvola dove esponeva per ContArt Gallery, per una intervista

Come l’assisted ready Made ti aiuta a sviluppare il concetto di ecosostenibilità così presente nel tuo linguaggio artistico?

Chiaramente le mie opere non sono più frutto di un virtuosismo manuale, ma di scelte coerenti. Scelgo oggetti e accostamenti in modo coerente con un mio discorso concettuale. È più un atto mentale che un’attenzione all’esecuzione, anche se complessa.

Titti Faranda – Il ponte dello stretto

Le tue opere sono spesso vere e proprie installazioni in cui riesci ad armonizzare varie tecniche e materiali. Come è evoluto il tuo linguaggio artistico?

il mio linguaggio artistico si è evoluto a partire da un interesse per il rapporto tra materie e spazio. All’inizio lavoravo con elementi semplici e autonomi, concentrandomi sulle qualità tattili dei materiali. Con il tempo, però, ho sentito l’esigenza di armare lo spazio, di costruire installazioni che non fossero solo oggetti, ma ambienti da attraversare ,nicchie da abitare con lo sguardo o con il corpo. I materiali non sono scelti solo per le loro qualità fisiche, ma per la capacità di evocare memoria, tensioni e fragilità. in questo modo, il mio linguaggio si è fatto più site-specific ; più narrativo e allo stesso tempo più essenziale: ogni intervento nasce dal dialogo con il luogo e ne amplifica le potenzialità poetiche.

Titti Faranda
Roma oggi – Titti Faranda. Considerazione dolceamara, condita di ironia, sulla caotica vita nella capitale. La frenesia della vita romana che, ci spinge e repinge da un luogo a un altro della città.

Le tue opere spesso contengono un riferimento al femminile non soltanto con un significato di denuncia nei confronti della violenza di genere, ma attraverso i drappeggi , penso alle opere per La Nuvola o Casa Argentina, si ha la sensazione di un accoglimento, per cui le tele diventano un punto di dialogo e di riflessione, Esiste questa componente così intima e partecipativa nel tuo lavoro?

Il mio lavoro cerca di attivare momenti di sospensione ed ascolto, offrendo un ambiente dove introspezione e apertura convivono. In questo senso ogni opera è un tentativo di creare un luogo, fisico o simbolico, in cui sia possibile cogliere le fragilità le domande e la ricchezza del sentire umano. E soprattutto questa componente intima che mi spinge a creare sempre.

Titti Faranda
Titti Faranda – Fuori un’altra
ancora:, ancora:, ancora…













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