Alla Vigilia di “Mario Schifano” la retrospettiva a lui dedicata a Palazzo delle Esposizioni.
Inaugurerà il prossimo 17 marzo, per concludersi 1l 12 luglio 2026 “Mario Schifano“, la grande retrospettiva dedicata all’artista per la curatela di Daniela Lancioni a Palazzo delle Esposizioni a Roma

Mario Schifano (Homs, 1934 – Roma, 1998) non è stato semplicemente un pittore; è stato un sismografo della realtà italiana del secondo dopoguerra, capace di intercettare l’accelerazione della cultura di massa, il consumo delle immagini e la scomposizione del paesaggio in frammenti televisivi. Spesso etichettato frettolosamente come il “Warhol italiano” o confinato nel ruolo di “artista maledetto”, Schifano rappresenta in realtà una delle voci più originali, colte e in anticipo sui tempi del Novecento europeo. La sua pittura, caratterizzata da una “velocità” quasi esistenziale, ha ridefinito il concetto di immagine nel contesto pittorico italiano, influenzando generazioni di artisti fino ai giorni nostri.

L’Uomo e l’Artista: Il “Maledetto” tra i Colori
Nato in Libia da genitori siciliani e trasferitosi a Roma nel dopoguerra, Mario Schifano è una figura centrale della cosiddetta “Scuola di Piazza del Popolo”, insieme a Franco Angeli e Tano Festa.
Schifano ha incarnato l’archetipo dell’artista irrequieto, esuberante, a tratti vorace nel suo rapporto con l’arte e la vita. La sua biografia è segnata da una cronica tossicodipendenza che lo ha portato all’etichetta di “artista maledetto”, ma che non ha mai frenato la sua insaziabile produzione.

Incontrarlo significava spesso confrontarsi con un personaggio “in diretta”, uno che viveva la “notte americana” sotto lo sguardo di tutti, sperimentando continuamente nuovi linguaggi cinematografici e fotografici. Non era un pittore da salotto; era un “pittore di confine”, che intercettava l’impazienza del puro movimento e le dissonanze del quotidiano, vivendo la sua esistenza come una full immersion nella realtà. Il suo approccio all’arte era, al contempo, profondamente intellettuale e visceralmente istintivo.
L’Originalità della Pittura di Schifano
L’originalità di Schifano risiede nella sua capacità di evolvere costantemente, superando le categorie artistiche del suo tempo. Il suo percorso si può dividere in tre grandi fasi che segnano la sua unicità:
I Monocromi (1960-1962)
All’inizio degli anni ’60, mentre la critica era divisa tra Informale e Realismo, Schifano compie un atto rivoluzionario: copre la tela con un unico colore (smalti industriali, spesso). Tuttavia, non sono tele vuote, né astratte in senso puro. Schifano descriveva quei quadri come “frammenti di un quadro più grande”, porzioni di una realtà urbana (muri, manifesti strappati) che viene saturata dal colore. I monocromi sono il punto di partenza: il colore diventa un “medium” che isola l’immagine, rendendo la tela uno schermo, un luogo di riflessione.

I Segnali della Città e la Pop Art (1962-1966)
Con la serie dedicata ai marchi commerciali (Coca-Cola, Esso), Schifano introduce il linguaggio pop, ma in modo diverso da Warhol. Mentre l’americano è asettico e ripetitivo, lo Schifano di questo periodo è più materico e “romano”. I loghi, i numeri, le scritte emergono dallo smalto colante, si fondono col colore, diventando segnali urbani. Schifano dipinge la “strada” che vede, un paesaggio fatto di réclame, di loghi familiari, reinterpretati col pathos della pittura.
I Paesaggi Anemici e la TV (anni ’70-’90)
Schifano capisce che il paesaggio non si vede più “dal vivo”, ma attraverso uno schermo. Inizia quindi a utilizzare la serigrafia per riportare su tela immagini televisive (telegiornali, meteo, film), intervenendo sopra di esse col colore acrilico (i “paesaggi anemici” o “vedute interrotte”).
Questa è forse la sua intuizione più geniale: la pittura diventa una rielaborazione dell’immagine prodotta dal computer o dalla televisione. L’artista non guarda più la natura, ma la “luce” dello schermo, trasformando la velocità del mezzo televisivo in una pittura che è al contempo sognante e iper-tecnologica.
La Tecnica: Smalti, Schermi e Velocità
La tecnica di Schifano è fondamentale per comprendere la sua poetica. Egli è un innovatore che ha utilizzato materiali industriali in un contesto pittorico tradizionale.
- Lo Smalto su tela: Dagli anni ’60, utilizza lo smalto industriale (spesso di marca Ripolin), che permetteva asciugature rapide e superfici piatte, monocrome o intensamente materiche. Le colature di smalto non sono casuali, ma studiati effetti di scorrimento del colore, che sottolineano il tempo della creazione.
- La “Telecomputerizzate” (o Tele emulsionate): Schifano è stato tra i primissimi in Italia a comprendere le potenzialità della tecnologia. Fotografa le immagini televisive, le elabora, le proietta e le riporta su tele emulsionate, per poi dipingerci sopra. È una pittura di “secondo livello”, dove la tecnologia è la base e la pittura il commento.
- La Serigrafia come opera unica: Nonostante l’uso della serigrafia (tecnica multipla), Schifano l’ha spesso usata per creare pezzi unici, unendo la riproducibilità tecnica alla unicità dell’intervento pittorico manuale.

Perché Schifano è stato in ombra dalla Critica?
Per molti anni, la critica italiana ha faticato a inquadrare Schifano. Le ragioni sono molteplici e toccano sia l’uomo che l’artista:
- L’eccessiva prolificità: Schifano produceva a un ritmo frenetico. La sua capacità di realizzare decine di tele “simili” ha portato alcuni critici a confondere la velocità con la superficialità, accusandolo di non essere abbastanza “riflessivo”.
- La natura “maledetta”: La sua vita mondana, l’uso di droghe e il suo disinteresse per le dinamiche di potere nel mondo dell’arte hanno portato la critica, specialmente quella accademica, a privilegiare la biografia (la “leggenda”) rispetto all’analisi delle opere.
- Il disimpegno politico: Negli anni ’70, l’arte italiana era fortemente ideologizzata (si pensi all’Arte Povera). Schifano, che si concentrava sull’immagine, sulla “luce” e sul pop, appariva come un esteta disimpegnato, un pittore “di mercato” che non aderiva all’impegno sociale richiesto in quel periodo.
- L’originalità anti-accademica: La sua pittura sfuggiva alle categorie. Non era un astrattista puro, non era un figurativo classico, non era un puro Pop artista. Questa “inclassificabilità” ha creato un vuoto critico.
Solo di recente, grazie a mostre monografiche fondamentali e al lavoro dell’Archivio Schifano, si è compreso che la sua “velocità” era una risposta coerente alla velocità della società moderna, e che la sua pittura era profondamente critica verso la società dei consumi.
L’Influenza di Schifano sulla Pittura Italiana
Mario Schifano non è “passato di moda”; al contrario, la sua lezione è oggi più attuale che mai.
- Anticipatore dell’era digitale: Schifano è stato il primo a capire che l’immagine non è più un oggetto fisico, ma una luce, un pixel, un fotogramma. I pittori contemporanei che lavorano sul rapporto tra fotografia, schermo e pittura (ad esempio, chi utilizza il green screen o l’estetica di internet) sono figli della sua “televisione”.
- Libertà del colore: La sua tecnica basata su smalti, colature e gestualità rapida ha liberato la pittura italiana dalla rigidità geometrica.
- Pop Art all’italiana: Ha insegnato che è possibile fare arte pop senza essere asettici, portando la sensualità del colore e la materia pittorica all’interno del linguaggio del consumo.
- Il pittore come “visionario”: Ha trasformato il ruolo dell’artista, da creatore artigianale a “filtro” che rielabora la valanga di immagini che ci circondano.
Il percorso espositivo si snoderà nella rotonda e nelle sette grandi sale a piano terra di Palazzo Esposizioni, dove, dopo la consueta introduzione biografica corredata da fotografie d’autore e documenti, le opere si articoleranno in ordine cronologico a partire dai lavori degli esordi sino a quelli degli anni Novanta. La mostra restituirà la biografia artistica di Schifano attraverso le sue principali invenzioni visive: dalle opere interessate alla sperimentazione con i materiali fino ai monocromi, dalle nuove iconografie mediate dal linguaggio fotografico e dai temi della storia dell’arte ai paesaggi TV e all’immagine in movimento, dai lavori frutto della commistione di fotografia e pittura ai quadri più recenti di esplicito impegno sociale.
È nota la predilezione di Mario Schifano a realizzare nello stesso lasso di tempo lavori affini, pertanto, saranno accostate in mostra opere appartenenti alla medesima serie e le incisive novità di cui è costellato il suo lavoro saranno documentate al loro primo apparire.
Lungo il percorso espositivo creato a Palazzo delle Esposizioni si assisterà a una esuberante e continua rigenerazione della pittura attraverso l’impiego di tecniche, materiali e processi assai diversi tra loro, tra i quali una parte di rilievo avrà il cinema. Al cinema di Schifano, per permettere ai visitatori e alle visitatrici della mostra un ingresso gratuito e reiterato, sarà dedicato un programma di proiezioni nella Sala Cinema di Palazzo Esposizioni durante tutta la durata della mostra.