Power 100 ArtReview – L’Italia dov’è?

Febbraio 1, 2025
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E’ stata pubblicata dalla prestigiosa rivista Art Review la classifica mondiale sulle 100 personalità più influenti nel campo dell’arte.

Fa riflettere, o per lo meno dovrebbe, l’annuale classifica stilata dalla rivista ArtReview sulle 100 personalità più influenti in campo artistico. Non solo artisti ma galleristi, curatori, art writers, autori sono stati valutati in base al significativo contributo apportato.

A farla da padrone, ed è il primo dato su cui riflettere attentamente, è il Medio Oriente. In cima alla lista di ArtReview per il 2024 Sheikha Hoor Al Qasimi, curatrice e direttrice della Sharjah Art Foundation e della Biennale di Sharjah. Figlia del sultano degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed Al-Qasimi, Sheikha ricopre un ruolo dirigenziale in uno dei Paesi in cui è più difficile farlo, se i tuoi cromosomi non sono XY.

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Sheikha Hoor Al Qasimi,

Ma non solo: in un panorama in evoluzione continua, sul filo di lama tra una cultura tanto tradizionalista quanto proiettata nel sistema internazionale economico e artistico, la Sharjah Art Foundation ha preso una posizione molto chiara: essere un museo di qualità e prestigio ma senza perdere di vista il compito principale, quello della vicinanza alla popolazione, veicolando l’arte per creare coesione sociale. Un obiettivo che Sheikha Hoor raggiunge attraverso la creazione di un tessuto culturale sul territorio. Nell’adempimento del suo incarico ha commissionato, finanziato, e proposto istallazioni museali, performances di artisti da tutto il mondo introducendo per la prima volta nel Paese un programma culturale accessibile alle comunità di Sharjah e a tutti gli Emirati.

E ovviamente sarebbe semplicistico attribuire il suo successo alle disponibilità economiche di un Paese notoriamente ricco. Serviva una determinazione precisa nel voler formare culturalmente la cittadinanza. Obiettivo raggiunto in dieci anni di lavoro.

Una visione illuministica che è diventata rarissima in gran parte dell’Europa (fanno eccezione i Paesi nordici) e invece intelligentemente perseguita nei Paesi emergenti dell’est asiatico.

La crescente influenza del Medio Oriente nel mondo dell’arte è evidente in tutta la lista. ArtReview premia la curatrice palestinese Reem Fadda, che come Sheikha Hoor Al Qasimi, è una figura di grande rilievo nell’opera di diffusione di una coscienza artistica.  Nel suo ruolo di direttrice dell’Abu Dhabi Culture Programming and Cultural Foundation, ha co-curato l’inaugurazione di Manar Abu Dhabi, 35 opere site-specific distribuite lungo un percorso di 2,3 km, tra cui proiezioni luminose, sculture, installazioni e performance di artisti da tutto il mondo. E’ stata poi direttrice della prima Public Art Abu Dhabi Bienniale, per la quale ha coinvolto oltre 70 artisti da tutta la regione per creare installazioni e performance site-specific, portando l’arte contemporanea nelle strade di Abu Dhabi e Al Ain.

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Reem Fadda

Al secondo posto in classifica troviamo Rirkrit Tiravanija, artista thailandese.

 “Il mio interesse è da sempre quello di abbattere la distanza tra ciò che pensiamo dell’arte e ciò che facciamo nella nostra vita quotidiana”. La socializzazione è l’elemento chiave del suo lavoro, un valido esempio di relational art (movimento artistico che ha “come punto di partenza le relazioni umane e il loro contesto sociale, non più quindi confinate in uno spazio privato e indipendente”).

Nella sua prima mostra personale a Berlino, Rirkrit Tiravanija, decide di basare l’installazione modulandola sui due proprietari della galleria d’arte che lo avrebbe ospitato. Tiravanija trasforma lo spazio espositivo in un salotto arredato con i mobili personali dei due galleristi. Una televisione sempre accesa trasmette un filmato autobiografico in cui i due che raccontano il loro incontro e la decisione di aprire la galleria. Il messaggio di Tiravanija è interessante: portare la vita reale dentro gli spazi dell’arte, completandosi con l’intervento attivo del pubblico e infrangendo ogni barriera tra oggetto e spettatore. Come accaduto nella mostra dell’artista “Tomorrow is the Question” al Centro Pecci nel 2019, in cui il pubblico era invitato a riflettere sull’ambiente e sul contesto culturale. Tiravanija nell’occasione riempì una delle sale del museo con tavoli da ping pong, a disposizione dei visitatori, su cui campeggiava la scritta: “Tomorrow is the Question”, invitando il pubblico, solitamente passivo, a diventare parte attiva della mostra, giocando o incitando gli altri che giocavano.Un modo per mettere, attraverso la sua installazione, le relazioni umane, lo scambio e la partecipazione al centro della “questione sul futuro”. 

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Rirkrit Tiravanija

Al quarto posto l’artista e regista cinematografico Steve McQueen, molti lo ricorderanno per la mostra allestita a Milano al Pirelli Hangar Bicocca nel 2022 in collaborazione con  la Tate Modern Londra.

Pirelli ArtReview

Notiamo anche in classifica Nan Goldin e non poteva essere così (ne abbiamo parlato qui), Koyo Kouoh Direttrice del Cape Town’s Zeitz MOCAA e curatrice della prossima Biennale di Venezia, Julie Mehretu (ne abbiamo parlato qui), Yinka Shonibare (lo abbiamo ammirato alla Biennale di Venezia).

Venezia biennale 2024 Padiglione Nigeria ArtReview
Yinka Shonibare

Tra i Galleristi ArtReview nomina Larry Gagosian e Emmanuel Perrotin, di quest’ultimo abbiamo apprezzato la collaborazione con eBay per vendere oggetti e stampe in edizione limitata con l’obiettivo di rendere “l’arte e gli oggetti raffinati accessibili a tutti, indipendentemente dal budget”, realizzati da artisti della galleria come Takashi Murakami, Daniel Arsham e JR.

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Emmanuel Perrotin

Tra le figure di spicco secondo ArtReview Eugene Tan – Direttore della National Gallery Singapore e del Singapore Art Museum. Tan è stato promotore di una partnership tra la NGS (National Gallery Singapore) dove il 70 percento della collezione è dedicato ad artisti di Singapore e il 30 percento ad artisti del sud-est asiatico, e il National Taiwan Museum of Fine Arts per incoraggiare prestiti, partnership di ricerca e programmi di residenza.

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Una menzione a parte va a Wael Shawky All’inaugurazione della Biennale di Venezia, si è molto parlato della lunghezza della coda per entrare nel Padiglione egiziano. Visitatori disposti ad attendere un’ora (persino due) per visitare l’installazione video di Shawky Drama 1882. L’opera di 45 minuti raccontava la storia della rivolta di Urabi, la rivolta nazionalista nel Khedivate d’Egitto che pose fine all’imperialismo britannico e all’influenza francese nel paese, con attori (tra cui un asino) che si muovevano attraverso set rosa confetto. Un’altra opera di Shawky, I Am Hymns of the New Temples , ha debuttato contemporaneamente al Museo di Palazzo Grimani di Venezia. Realizzato in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei e sviluppato da un’ampia ricerca d’archivio, il film dell’artista si è immerso nella mitologia greca, indagando sull’origine del mito.  

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Wael Shawky a Palazzo Grimani

Questo è quello che accade nel resto del mondo.

L’Europa rimane a guardare. Per l’Italia ArtReview segnala Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che partendo da una Fondazione privata con una collezione di oltre 1500 opere è stata nominata presidente della Fondazione Arte CRT, che fornisce prestiti e nuove opere alla Galleria Civica di Torino (GAM) e al Castello di Rivoli, oltre a commissioni site-specific per OGR Torino.

Fondazione Re Rebaudengo Artreview

In classifica anche Miuccia Prada che si dedica, ormai quasi interamente,alla sua Fondazione con programmi di residenza e mostre interculturali. E’ evidente che ciò che influenza la classifica di ArtReview è la capacità di networking del singolo, per arrivare alla diffusione e promozione di un sistema arte di cui ognuno si senta parte.

L’arte ormai va in una direzione di crossover tra culture, tra memoria e innovazione. Promuove il talento a livello nazionale, accoglie giovani artisti provenienti da altre culture ed educa alla bellezza.

L’arte nel mondo è strumento di inclusione sociale, perché coinvolge, crea posti di lavoro, perché è dinamica, sperimentale, si fa interprete di progetti a lungo termine, non hic et nunc, ma un linguaggio multiculturale che è ponte per costruire la società di domani .

Perché ha il coraggio di osare .

E’ evidente come il nostro Paese, in uno scenario del genere risulti perdente. Assistiamo alle solite mostre con i soliti noti sia che siano contemporanei che maestri storici, medesimi prestiti girano da una città italiana all’altra. Centinaia di spazi abbandonati e mai riutilizzati ma soprattutto una totale mancanza di visione e di progettazione che perdura immutata sotto qualsiasi governo.

Un Paese che è storicamente culla dell’arte e per totale mancanza di interesse e visione prospettica, condannato ad essere culla del niente.

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