Pietro Ruffo. L’ultimo meraviglioso minuto

Febbraio 1, 2025
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Pietro Ruffo

Il Palazzo delle Esposizione di Roma presenta l’ultima personale dell’artista Pietro RuffoL’ultimo meraviglioso minuto”, inaugurata lo scorso 29 ottobre e visitabile fino al 16 febbraio 2025.

L’essere umano, la più straordinaria delle creazioni della natura, si distingue per capacità di immaginare, di formulare concetti astratti e riporre fiducia in realtà ultraterrene. La sua presenza, relativamente recente, unita a questa particolare proprietà intellettuale lo eleva come “’ultimo meraviglioso minuto” nella scala evolutiva. Ma al tempo stesso questa peculiarità lo rende protagonista di un equilibrio precario, esito delle sue stesse azioni.  

In questa sua ultima mostra l’artista romano esplora con meraviglia l’Antropocene, l’era che segna l’impatto dell’uomo sul processo evolutivo della terra. Ogni segno e linea tracciata nelle sue opere è il frutto di un’attenta misurazione, una riflessione lenta e approfondita sul mondo. La sua arte non è solo razionale e intellettuale, ma anche una manifestazione di empatia.

Al centro della ricerca artistica di Ruffo si colloca il rapporto tra l’essere umano e la natura, con la consapevolezza che quest’ultima è indifferente di fronte alle nostre tragedie. La mostra suggerisce una riflessione profonda sulla transitorietà dell’uomo e sulla continua trasformazione di un pianeta che ha già attraversato numerose fasi di estinzione e rigenerazione.

Pietro Ruffo

Il messaggio dell’artista è chiaro: la Terra continuerà a esistere indipendentemente dalla presenza umana, e ciò che oggi appare un futuro predestinato è in realtà parte di un ciclo evolutivo inarrestabile.

Pietro Ruffo
Pietro Ruffo sala 1, le monde avant la creation de l’homme

Entrando nella prima sala espositiva, intitolata “Le monde avant la création de l’homme” il visitatore si trova immerso in una rigogliosissima foresta primordiale. Le pareti, ricoperte integralmente da disegni realizzati con penna bic su carta millimetrata, evocano il tentativo umano di voler inquadrare, addomesticare, rendere meno selvaggio l’ambiente che lo circonda.

Al centro della sala, una veduta del Gran Canyon, dipinta con inchiostro su carte intelaiate e arricchita da fossili minuziosamente ritagliati con la tecnica papercut amplificano la percezione di grande archivio archeologico che questo sito rappresenta.

L’installazione, concepita come un palcoscenico in cui la foresta primordiale assume la forma di un sipario e il Gran Canyon una mera struttura mobile, ricrea l’illusione di The Truman Show, con la differenza che qui la regia è affidata alla natura, che agisce secondo logiche proprie, al di là della volontà umana.

Pietro Ruffo
Pietro Ruffo antropocene (saccopastore), sala 2

L’idea della ciclicità della vita trova una metafora potente nei fiori di loto, simbolo di rinascita nella filosofia buddhista. Proprio come il fiore di loto che emerge dall’acqua ogni giorno, sfidando i cambiamenti climatici, anche l’essere umano sperimenta trasformazioni continue. Questa simbologia si riflette nelle installazioni stratigrafiche che, come giardini galleggianti, racchiudono ecosistemi autosufficienti, espressione della resilienza della natura e della sua capacità di rigenerarsi. L’accuratezza nella scelta dei materiali e delle tecniche contribuisce a rendere tangibile il concetto di memoria geologica e trasformazione, enfatizzando la fragilità e la bellezza dell’equilibrio naturale.

Pietro Ruffo
Pietro Ruffo antropocene 92, rome covered by a primordial forest

La mostra affronta anche un passaggio cruciale: dal concetto di Antropocene a quello di Capitolocene, una sorta di sub-era geologica in cui l’uomo, assoggettato a un capitalismo sfrenato, ha generato gli squilibri ambientali che oggi alimentano la crisi ecologica. Questo movimento economico-sociale, che Jason Moore indica come reale minaccia all’ecosistema terrestre, trova una rappresentazione visiva nel paesaggio urbano di Roma, a cui l’artista dedica l’ultima sala. Ruffo mette in dialogo le cartografie illuministe di Nolli e Canina con le incisioni piranesiane, mettendo in luce come l’accelerazione del progresso urbano abbia avuto un impatto significativo sulle risorse naturali e sulla biodiversità.

L’allestimento stimola nel visitatore una riflessione sull’impatto dell’uomo sull’ecosistema e sulle sue responsabilità nel preservarlo. Il risultato è una nuova prospettiva, distopica se confrontata a quella a cui siamo abituati, suggerendo che in realtà non abbiamo raggiunto un punto di non ritorno, ma siamo ancora in tempo, e la possibilità di ristabilire un equilibrio è nelle nostre mani.

A cura di Sébastien Delot, direttore della collezione del Museo Nazionale Picasso di Parigi, l’esposizione è promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo.

Qui per il nostro editoriale sulle personalità più interessanti in campo artistico secondo la rivista ArtReview

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