Cinema: “Il mio giardino persiano”.

Gennaio 30, 2025
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Il mio giardino persiano

Presentato alla 74ª edizione del Festival Internazionale del cinema di Berlino, il film “Il mio giardino persiano” dei due registi iraniani Maryam Moghddam e Bethash Sanaeeha arriva a fine gennaio nelle sale italiane.

La pellicola, il cui titolo originale è “La mia torta preferita” narra la storia di due persone sole alle prese con tutte le sfaccettature della vita, come gli interrogatori sull’esistenza, la solitudine, l’invecchiamento e la morte. A fare da sfondo è la società contemporanea iraniana nella morsa del regime teocratico instaurato con la rivoluzione khomeinista (1978-1979).

Il film ritrae con ironia, a tratti con sfumature drammatiche le condizioni dei protagonisti e dei personaggi secondari, altrettanto significativi, alle prese con l’assurdità delle regole imposte. Nel focus della narrazione emerge tutta la drammaticità di una condizione femminile sulla qualela repressione si abbatte con maggiore crudeltà.

Le inquadrature risultano essenziali lasciando spazio al racconto emotivo dei protagonisti. Spesso ravvicinate, intime, evocano sentimenti di solitudine, abbandono o rassegnazione, ma anche un cambiamento di prospettiva, un mutare lento della realtà, riflettendo il desiderio dei personaggi di emanciparsi dalle proprie limitazioni e di riappropriarsi della vita e della spensieratezza.

Eppure è importante sottolineare come, in contesti così estremi, la violenza non risparmi neanche i legami più naturali e la stessa comunità femminile anziché combattere coesa per trovare unita una via di salvezza, spesso si plasmi stancamente alla logica dell’oppressore,cercando rifugio nelle dinamiche perpetuate da anni e intravedendo in esse un rifugio che svela però tutta la sua fragilità

La scelta di utilizzare due figure anziane come protagonisti non è casuale:  i due registi creano così un contraltare tra due generazioni, in cui quella più giovane accusa l’altra di non aver saputo trovare il coraggio della ribellione. La forza arriverà inaspettatamente proprio dalle ultime generazioni che saranno non solo portavoci di una speranza a venire, ma capaci anche di accendere una fiammella in chi ormai è rassegnato.

La grande sfida di Maryam Moghddam e Bethash Sanaeeha è stata quella di parlare un linguaggio universale: le scene di vita quotidiana all’interno delle mura domestiche si sarebbero potuto svolgere in un qualsiasi punto del mondo, proprio perché in fondo “we are all human beings” , siamo tutti persone comuni

Il film è stato girato in Iran solo per le scene interne, mentre quelle esterne, poiché vietate in patria, sono state effettuate in Francia, Svezia e Germania.

Maryam Moghaddam

Nata a Teheran nel 1970, Maryam Moghaddam si è diplomata alla Scuola di Arti Performative di Göteborg, in Svezia, dove ha recitato in diverse produzioni teatrali. Tornata in Iran, ha intrapreso una carriera nel cinema, collaborando con registi di rilievo come Jafar Panahi nel film “Closed Curtain” (2013), che ha vinto l’Orso d’Argento al Festival di Berlino. Oltre alla recitazione, Maryam è anche sceneggiatrice e regista, spesso in collaborazione con suo marito, Behtash Sanaeeha. Insieme, hanno co-diretto “Ballad of a White Cow” (2020) e “Il mio giardino persiano” (2024).

Behtash Sanaeeha

Nato a Shiraz nel 1980, Behtash Sanaeeha ha inizialmente intrapreso studi in architettura, che ha poi abbandonato per dedicarsi alla sceneggiatura e alla regia di cortometraggi e spot pubblicitari. Ha esordito come co-regista con Maryam Moghaddam nel documentario “The Invincible Diplomacy of Mr. Naderi” (2018). La loro collaborazione è proseguita con i film “Ballad of a White Cow” (2020) e “Il mio giardino persiano” (2024).

Qui per il nostro editoriale sul film di Pino Daniele

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