In concomitanza con il suo 149esimo anniversario dalla sua nascita le Uccelliere Farnesiane presentano la prima esposizione a Roma interamente dedicata a Constantin Brâncuși: Scolpire il volo, aperta al pubblico fino all’11 maggio 2025.
Considerato il padre della scultura moderna, Constantin Brâncuși si distingue per le sue forme stilizzate, dalle silhouettes eleganti, ricavate direttamente dalla pietra. L’astrattismo che avvolge i suoi soggetti esprime una ricerca della purezza spirituale che ha caratterizzato la figura dell’artista per tutta la sua vita.
“Ciò che chiamano astratto è in realtà la cosa più realistica, perché ciò che è reale non è l’esterno ma l’idea, l’essenza delle cose.”

Il gallo, L’uccellino II e Leda di Constantin Brancusi
E questa essenza, secondo Henri-Louis Bergson, filosofo francese premio Nobel per la letteratura, non può essere colta solo con la razionalità, ma con l’intuizione.
La serie dedicata agli uccelli di Brâncuși incarna perfettamente questo concetto: non rappresentano semplicemente un volatile, ma l’idea stessa del volo, la sua essenza dinamica e il suo slancio ascensionale.
L’artista, dunque, non si limita a scolpire forme, ma tenta di rendere visibile l’invisibile, dando corpo a quell’energia primordiale, l’élan vital, che supera la limitata elasticità della materia e la rigidità del pensiero razionale, e che Bergson individuava come motore stesso della vita e della creazione.
L’esposizione è stata adatta alle due sale, la prima presenta tre sculture che vede come protagoniste Il Gallo (Le Coq), L’Uccello (L’Oiselet) e Leda, opere realizzate tra il 1925 e il 1935 e giunte a Roma dal Centre Pompidou. Ad accompagnare il racconto una selezione di sculture antiche, balsamari, are e sonagli di età romana provenienti dal Museo Nazionale Romano, il Museo Archeologico Nazionale di Venezia e il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.
Le tre statuerianimano la stanza che sembra ritornare alla sua funzione originale. Osservandone le forme marmoree si riesce quasi a percepire lo sforzo, la maniacalità dell’artista nel levigare la superficie per eliminare qualsiasi dettaglio superfluo fino a dissolvere la materia nella propria luminosità liberandone lo spirito.
Brâncuși, come molti artisti dell’avanguardia parigina, fu profondamente influenzato dalle filosofie e dalle estetiche orientali, che lo portarono a privilegiare la sintesi formale, l’equilibrio tra vuoto e pieno e una concezione della scultura non come semplice oggetto, ma come presenza che dialoga con lo spazio circostante. Questo approccio emerge chiaramente nella selezione delle tre opere selezionate che tracciano un’evoluzione del suo pensiero sulla rappresentazione del volo: dall’energia terrestre e vitale del Gallo, passando per la reinterpretazione della metamorfosi mitologica di Leda, fino alla purezza assoluta di L’uccellino, in cui il movimento raggiunge la sua massima astrazione.
La ripetizione delle stesse forme in diverse varianti, quasi come un monaco Zen che ripete un mantra per raggiungere l’illuminazione (Uccello nello spazio ne è un esempio) è un modo per esplorare le variazioni della forma e la relazione tra luce, materia e spazio. Brâncuși scolpisce versioni in bronzo lucidato, marmo o legno, ognuna capace di reagire in modo diverso nell’ambiente e di trasformare la percezione dell’opera. La stessa attenzione si riflette nell’importanza che attribuisce ai piedistalli, che non sono semplici supporti, ma parte integrante della scultura, contribuendo all’equilibrio complessivo e alla sensazione di levitazione.
Le sue opere sono pensate per essere collocate in spazi che ne amplificano la presenza, dialogando con la luce e con l’aria attorno. In questo senso, Brâncuși sembra scolpire non solo la materia, ma anche il vuoto che la circonda, dando vita a una tensione dinamica che ricorda la concezione orientale del rapporto tra pieno e vuoto, tra forma e spazio.
Il gallo, Leda e L’uccellino diventando espressioni di un equilibrio tra energia e leggerezza, tra radicamento e ascesa, tra materia e spirito.
La seconda sala è interamente dedicata al rapporto di Brâncuși con la fotografia. L’artista, introdotto a questa nuova arte dal celebre fotografo Man Ray, vi sviluppò presto una consapevolezza autonoma dell’immagine, che adoperò per restituire al meglio l’essenza delle sue sculture. Anche le rare volte in cui veniva ritratto, preferiva essere lui stesso l’artefice delle fotografie, studiando attentamente inquadrature e giochi di luce. In questa sezione della mostra, una serie di scatti documenta la sua ossessione per il movimento e la leggerezza, temi centrali nella sua ricerca scultorea. Attraverso immagini accuratamente composte, Brâncuși esplora le variazioni luminose e le trasformazioni percettive delle sue opere più iconiche, tra cui L’uccello in volo, L’uccello nello spazio e L’uccello d’oro. La fotografia, lungi dall’essere una semplice testimonianza, diventa parte attiva del processo creativo, amplificando l’illusione dinamica e la tensione ascensionale insite nelle sue forme essenziali.
L’esposizione, a cura di Alfonsina Russo, Philippe-Alain Michaud, Maria Laura Cavaliere e Daniele Fortuna, è nata dalla collaborazione tra il Parco archeologico del Colosseo con il Centre National d’art et de la culture Georges Pompidou di Parigi.
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