Alla Galleria z2o di Roma, Marta Roberti

Marzo 18, 2025
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Marta Roberti

A Roma z20 Sara Zanin presenta la seconda mostra personale di Marta Roberti intitolata Due mondi – e io vengo dall’altro, a cura di Cecilia Canziani, in esposizione dal 1° marzo al 30 aprile 2025.

La Galleria torna a celebrare la delicatezza intrinseca e rassicurante delle opere di Marta Roberti, che questa volta rielabora le suggestioni del suo ultimo viaggio in Egitto.

Marta Roberti
Marta Roberti, dx Autoritratto come Sfinge Gheopardo 2025, sx Anna Sfinge Gheoprardo 2025

Il titolo della mostra, ispirato a una poesia della raccolta Diario bizantino di Cristina Campo, evoca l’incontro tra due mondi – umano e animale – in un equilibrio misterioso e fragile. Come la scrittrice, anche Marta Roberti si identifica nell’altro mondo, esplorando un legame ancestrale che dissolve le divisioni convenzionali e rifiuta la supremazia umana consolidatasi nel tempo.

Marta Roberti
Marta-Roberti-Due sorelle a Confronto con il Caos

Per la prima volta nel suo repertorio compaiono gru, pellicani e pesci, talvolta caratterizzati da sfumature ramate e azzurro-argentate, un chiaro omaggio all’antica civiltà fluviale. Come da consuetudine, i soggetti sono privi di sfondi e sembrano fondersi con lo spazio circostante, evocando l’aspetto di una pittura parietale antica. Ne è un esempio emblematico la coppia di ghepardi collocata ai lati dell’ingresso espositivo: la loro postura vigile e simmetrica richiama l’aura solenne delle sfingi nei templi egizi, presenze silenziose che segnano il passaggio verso un altrove.

Marta Roberti

Le preziose carte adoperate come quella di gelso taiwanese e la seta, con la loro leggerezza impalpabile, rafforzano il confine labile tra i due mondi, una soglia appena percettibile che si dissolve e si ricrea. A fare da eco l’uso della carta copiativa, altro elemento distintivo dell’artista: ogni disegno è un duplicato, un’eco visiva che suggerisce continuità e metamorfosi. La possibilità di assemblare e riassemblare le diverse carte apre a nuove combinazioni, proprio come il processo di proliferazione delle forme di vita.

marta Roberti

Attraverso i suoi tratti leggeri, l’artista celebra la natura e gli animali. È a questi ultimi, compagni dell’uomo sin dall’origine dei tempi, che Roberti vuole restituire sacralità e dignità. La sua ricerca visiva si traduce così in un’ibridazione tra umano e animale, una trasformazione che trova espressione nell’autoritratto: il corpo si piega in asana yoga o assume pose animali, lasciando affiorare un istinto che spesso lasciamo trapelare solo nei momenti di vulnerabilità.

Questa sua scelta diventa un’indagine profonda sull’alterità dell’essere umano, in relazione all’ambiente e allo scorrere del tempo. In contrasto con la modernità e i suoi simboli, Roberti adotta un linguaggio visivo essenziale e diretto. Le sue figure femminili, in simbiosi con la natura, rispolverano antiche divinità e archetipi mitologici, celebrando la donna come origine della vita, sorgente di morte e rinascita.

Osservando l’arte di Marta Roberti assistiamo ad un flusso di coscienza, un intreccio di esperienze personali, leggende e rituali provenienti da culture diverse, che restituisce al pubblico con sapienza e sensibilità. L’essere umano non ha confini, se non quelli che si autoimpone: una visione che si spinge oltre il livello individuale per abbracciare un’identità libera dai modelli precostituiti.

La sua ricerca sulla metamorfosi risulta spesso in sintonia con il pensiero filosofico e scientifico, dando vita ad opere che suggeriscono il ritorno a un’armonia perduta, dove il confine tra umano e animale si fa fluido, permeabile.

Questa mostra offe un viaggio visivo e concettuale che invita lo spettatore a interrogarsi sulla propria percezione della realtà, sul proprio posto nel mondo, e su quanto è disposto a lasciar emergere la propria vera essenza.

Qui per i 70 anni di Andrea Pazienza al MAXXI

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