Manuela Merlo in arte UMAN nasce a Roma. Si diploma presso l’Istituto d’Arte Roma III in grafica pubblicitaria, continua poi gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma nella sezione di scenografia. Da sempre la passione per l’arte e la pittura accompagna la sua vita; l’incontro con la StreetArt è dirompente quando conosce i “Pittori Anonimi del Trullo” con i quali collabora in progetti sociali sul territorio.
L’abbiamo incontrata per una intervista:
Come ti sei avvicinata alla street art e quali sono gli aspetti dell’arte urbana che sono congeniali al tuo modo di essere artista?
Sin dai tempi dell’Accademia di Belle Arti ho sempre avuto una passione per i Murales e i Graffiti, ma ho avuto l’opportunità di sperimentare le grandi pareti quando ho conosciuto i Pittori Anonimi del Trullo, con loro ho iniziato un percorso che mi ha permesso di sviluppare questo linguaggio espressivo che differisce molto dalla formazione accademica, in primis per le grandi dimensioni dove si opera.
Gli aspetti dell’arte urbana che trovo congeniali al mio modo di essere artista sono molteplici. Innanzitutto, la street art mi offre la possibilità di interagire direttamente con lo spazio pubblico, trasformando luoghi comuni in opere d’arte accessibili a tutti. Questo dialogo con l’ambiente e con la comunità mi stimola enormemente, permettendomi di creare lavori che non sono solo esteticamente piacevoli, ma anche significativi a livello sociale e culturale.

Come sono cambiate le tue opere nel corso degli anni e come è cambiata la tua rappresentazione del femminile?
La mia evoluzione artistica mi ha portato a rappresentare il femminile in maniera più realistica e diversificata, dando voce a diverse esperienze e prospettive. Ho integrato nelle mie opere storie di forza, resilienza e lotta, celebrando la diversità e l’individualità di ogni donna.


In una società che appare spesso confusa, e in cui sono soprattutto i più giovani e gli adolescenti ad avere difficoltà di comunicazione, può la street essere un mezzo che spinga al confronto anche tra le generazioni?

Assolutamente sì, la street art può essere un mezzo potente per favorire il confronto tra generazioni, può fungere da ponte, poiché coinvolge un’ampia gamma di spettatori, dai più giovani agli adulti e agli anziani. Le opere d’arte urbana spesso stimolano discussioni e riflessioni su temi attuali e universali, facilitando il dialogo intergenerazionale. Infine, la street art incoraggia la partecipazione comunitaria e la collaborazione. Progetti murali collettivi, workshop e eventi di arte urbana coinvolgono spesso persone di tutte le età, promuovendo un senso di appartenenza e di comunità.
La street art è ancora secondo te una forma di espressione libera?
Sì, credo che la street art sia ancora una forma di espressione libera, con alcune sfumature.
La libertà della street art risiede nella sua capacità di trasformare spazi pubblici e privati in tele aperte, accessibili a tutti, senza le restrizioni tipiche delle gallerie e dei musei. Gli artisti possono esprimere idee, sentimenti e critiche sociali in modo diretto e visibile, spesso senza la mediazione di istituzioni o curatori.
Tuttavia, è innegabile che la street art si sia evoluta e, in certi contesti, sia stata in parte istituzionalizzata. Molte città ora organizzano festival di street art, commissionano murales, con temi ben definiti, limitando un po’ l’artista nel contesto tematico. Questo può comportare una certa regolamentazione e censura, specialmente su temi controversi o politicamente sensibili.
Nonostante queste dinamiche, la street art mantiene una forte componente di spontaneità e ribellione. Gli artisti continuano a trovare modi per esprimere liberamente la loro visione, spesso sfidando le normative e le convenzioni. La natura effimera e spesso illegale di alcune opere di street art sottolinea la sua essenza libera e non conformista.

C’è un libro o una storia da cui sei stata ispirata maggiormente o che ti ha influenzato artisticamente?
In generale, amo le storie vere di imprese incredibili realizzate da uomini e donne che si sono spinte oltre i propri limiti, attraversando la loro personale paura e vivendo con coraggio la vita. Queste storie mi ispirano profondamente e influenzano la mia vita.
Storie di determinazione mi incoraggiano a mettere sempre il massimo nelle mie opere, cercando avere nella mia vita lo stesso spirito di avventura e autenticità. “Nel mio piccolo” mi danno la forza di dipingere pareti grandi che inizialmente mi fanno “paura”, per un’insicurezza che combatto intimamente, o per la paura di salire su un cestello che va un po’troppo alto, ma ogni volta è una sfida che mi rende più libera delle mie paure, è un’esplorazione delle mie potenzialità e una prova con me stessa di vivere con coraggio e passione. Amo viaggiare, e queste storie sono spesso storie di viaggi, interiori e fisici, un esempio è la storia di “Into the Wild” di Jon Krakauer, la vicenda di Christopher McCandless, che ha abbandonato la sua confort zone per cercare un’esistenza più autentica e avventurosa.




Il fatto che il nostro Paese abbia una storia millenaria in campo artistico secondo te ha facilitato o ha portato ad essere prevenuti verso l’arte urbana?
Personalmente penso che l’Italia, al di là della sua storia millenaria in campo artistico, sia indietro in molti campi in confronto all’Europa e al resto del mondo.
E purtroppo, la street art e la divulgazione della cultura in genere è uno di questi campi.
Mentre città come New York e Berlino hanno abbracciato l’arte urbana come una componente vitale della loro scena culturale, in Italia è ancora vista con una certa diffidenza e spesso relegata ai margini, e non riconosciuta come un valore e un contributo importante per la cultura dell’arte contemporanea.
Tuttavia, questa situazione sta lentamente cambiando, con sempre più iniziative e progetti che cercano di integrare la street art nel tessuto culturale e artistico del nostro Paese.
Insomma, ci stiamo lavorando…


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Qui per il libro “Alla scoperta della street art romana e non solo”