Si è inaugurata il 4 ottobre per concludersi lunedì 28 presso la prestigiosa sede dell’ISA – Istituto Superiore Antincendi – in via del Commercio 13 a Roma l’innovativa mostra “Alchimia del Carbone” – Esplorando il Biochar, per la curatela di Velia Littera e Katia Paoletti.

L’area, magnifico esempio di architettura industriale, era, già dai primi del ‘900, la zona industriale di Roma: ospitava infatti i Magazzini Generali, proprio per la sua collocazione strategica nei pressi del Porto Fluviale. Una sede quanto mai adatta per presentare una mostra, la prima del suo genere, che propone l’utilizzo del biochar come materiale artistico, per un’arte che sia sostenibile e proiettata verso il futuro.
Il biochar è infatti un carbone vegetale ottenuto dal riscaldamento, ad alte temperature, di scarti in assenza di ossigeno così da evitare l’immissione in atmosfera di anidride carbonica oltre ad essere un prezioso alleato nella cattura e stoccaggio di CO2
Ciò che abbiamo particolarmente apprezzato è stata, da parte dei curatori, la scelta degli artisti chiamati a presentare il proprio progetto. Una visione illuminata e quanto mai rara nel nostro Paese volta finalmente a concepire l’arte contemporanea come filiera di talenti. Un’arte che torna alla manualità, che è riscoperta, che è frutto di un lavoro artigiano sempre più raro e prezioso. Le opere disposte lungo le pareti dell’edificio accompagnano il visitatore in un viaggio immersivo alla riscoperta degli elementi naturali, dell’essenzialità, della potenza della materia, un’arte che è sostanza ed espressione delle capacità del suo creatore.
Il vernissage si apre con la performance di Luigi Notarnicola, giovane artista pugliese che con il suo “Anno Zero” svela un’arte che ha bisogno di ripartire da un valore e che non sia più soltanto moda, che non insegua pratiche di best selling ma sia finalmente essenza; l’artista riparte dal contatto con la terra, con la natura e trova in essa il principio di ogni cosa.


Umberto Ippoliti realizza ancora una volta un’opera dallo straordinario impatto visivo, che si pone come punto di inizio di una discussione globale veramente volta al cambiamento. La sua “Quanti morti ancora” è realizzata in pigmenti, cemento, carbone, colla corde, catene, sacchi di juta, un vecchio paio di stivaletti, olio di lino cotto, su vecchio telone di ombrellone abbandonato. “Non pittore né scultore, voglio essere narratore, naufrago su una zattera alla deriva nell’immenso oceano dell’arte, nella vana ricerca di un approdo che non c’è” dice di sé Umberto Ippoliti. Un artista che come descrive perfettamente Lidia Reghini di Pontremoli “per scelta di vita ha deciso di seguire il periplo di un cammino in salita. Ma la sua non è una solitudine disperata. E’ un’esigenza, il modo di trovare qualcosa di inespresso, inesaudito”. Sicuramente la sua è tra le opere che abbiamo maggiormente apprezzato.
Pennyboy tra i talenti da tenere d’occhio in Italia, modella la sua lastra d’alluminio come fosse un giornale dei primi del ‘900 e con lo slogan “BIOCHAR IT” invita all’uso di questo materiale che, nelle scritte su alluminio, si nota per la sua consistenza grumosa, pastosa, incredibilmente materica. E’ la capacità di fondere il pop e la materia, la continua voglia di sperimentare tecniche e materiali oltre ad una inesauribile creatività, a fare di Pennyboy un artista che vanta all’estero importanti partecipazioni alle fiere più significative del settore e le cui opere hanno trovato recentemente posto accanto ai giganti della pop art da Warhol a Kostabi in una bellissima mostra a La Vaccheria all’Eur.

Tra le opere più interessanti non possiamo non segnalare “La Lupa” di Davide Cocozza; l’animale è raffigurato disteso tra i sacchi della spazzatura, simbolo degli scarti dell’uomo. Eppure la lupa non perde nulla della sua fiera e indomita bellezza, nonostante l’ambiente in cui si trova, mantiene intatta la sua dignità. E’ un opera straordinariamente intensa e ricca di significati quella proposta dall’artista pugliese, la sua è un’arte che si fa promotrice di un messaggio salvifico, che taglia il dentro dal fuori, il possibile dal non ammissibile.

Come sempre molto bella ed elegante l’opera proposta da Barbara Lo Faro, in “Rifugio” la figura ci riporta ad una dimensione onirica: è distesa, adagiata, eppure nella sua delicatezza trasmette una immagine di forza, di imperturbabilità di calma opposta alla confusione e al caos dei tempi che stiamo vivendo.

Nino De Luca nella sua “Metamorfosi del nero” scioglie il biochar in oli vegetali trasformandolo in pigmento. L’artista per la realizzazione dell’opera parte proprio dal significato etico del biochar e dalle opportunità che questo materiale ha in termini di sostenibilità e ricchezza per il pianeta. Nell’immaginario pittorico di Nino De Luca il biochar subisce una metamorfosi e da nero si trasforma in blu cielo; diventa pulizia, nuovo ossigeno per il pianeta.

Chi scrive ha un passato come libraia antiquaria e quindi era impossibile non citare un’opera tanto bella quanto originale nella sua ideazione e composizione. “Fertile Terra” di Ruggero Maggi. “Semi di parole, lettere combuste che si fondono con il carbone vegetale e formano immagini con l’ausilio del laser… Un libro che lascia intravedere preziosi ceselli che incastonano il viso del Dalai Lama che si svela tra le parole. La poesia si staglia netta attraverso il biochar…la compassione si rivela”. (Ruggero Maggi).

Biagio Castilletti usa lastre tipografiche riciclate in alluminio, come mezzo comunicativo su cui riportare le cartine geografiche. L’artista le ricopre da farfalle realizzate in biochar ed elementi naturali della terra come foglie di ficus e piante ornamentali, baccelli e semi, bucce di agrumi, fichi d’india, melograni, al fine di focalizzare l’attenzione dello spettatore sulla necessità di ripensare ad una geometria del mondo in cui non debba essere considerata più l’Europa come centro indiscusso, ma in cui continenti, troppo spesso soltanto sfruttati, siano da ripensare come la risorsa più importante di una società etica ed equa.


Shout nella sua opera “Pirolitree” utilizza il biochar per rappresentare sul fondo della tela la combustione in assenza di ossigeno: dal fondo scuro emerge prepotentemente un albero che racchiude in sé la potenza delle fiamme. Al centro l’artista disegna un occhio, un riferimento a JJR Tolkien e ad un industria che distrugge, corrompe, si tramuta in odio e disprezzo per l’elemento naturale. E’ necessario “aprire gli occhi”, intraprendere una strada collettiva che riavvicini l’uomo all’ambiente e all’essenza della natura.
E’ lo stesso Giovanni Trimani a spiegare al pubblico la genesi della sua opera: “Nero come il carbone” . “Nero come il carbone sono io, sono le mie mani, sono i miei occhi. Nero come il carbone è il mio passato. Nero come il carbone mi affaccio al giorno… Nero come il carbone tocco il bianco candore. Nero come il carbone mi troverete sempre”… Un carbone che è parte dell’artista stesso e del suo animo. L’artista ha realizzato quest’opera immergendo le mani nel colore proprio per una necessità di toccare l’elemento naturale, di lasciarsi sporcare da esso per poi trasferirlo all’esterno, sulla tela.


In “Attraverso il Respiro”, Stefano Trappolini usa tutti elementi naturali: olio di noce, legno di pioppo per la tavola e la sagoma, il pigmento rosso. La sua è un’opera aperta, in cui l’artista ci porta in una dimensione che è “oltre”: attraverso la sagoma lo spettatore vede il carbone, ossia l’elemento naturale e al tempo stesso la sagoma, metafora dell’uomo, attraversa il carbone per andare più avanti, verso un percorso che l’umanità ha ancora la possibilità di iniziare
Anche il Maestro Michelangelo Pistoletto ha aderito al progetto espositivo con “Terzo Paradiso”, installazione composta interamente da biochar e collocata nell’area verde esterna dell’Istituto Superiore Antincendi.
All’interno della Mostra è possibile ammirare le opere, tutte realizzate utilizzando il biochar, di Hadeel Azeez, Isabella Fordin, Valeria Magini, Daniela Monaci, Manuela Scannavini, Prisca Tozzi, Ilaria Turini, Monica Vanno, Ak2deru, Andrea Ferrari, Evandro Gabrieli, Antonio La Rosa, Frank Martinangeli, Norio Nagayama, Andrea Pacini, Maurizio Perissinotto, Alessandro Scali, Antonio Taschini, Arturo Ursumando.
La mostra che aderisce alla RAW 2024 è visitabile fino al 28 ottobre dal lunedì al venerdì ore 11-13/ 15-18 sabato 15-18. Nella serata del 23 ottobre vi sarà la premiazione dei tre artisti finalisti del Premio Biochart istituito dall’associazione Italiana Biochar “Ichar”.
La Mostra a ingresso gratuito, è stata realizzata con il Patrocinio di: Regione Lazio, Comune di Roma, Corpo Nazionale Vigili del Fuoco, Politecnico di Torino, Università degli Studi Roma Tre, Dipartimento Scienze RomaTre, Città dell’Arte – Fondazione Pistoletto