L’arte concettuale di Fabrizio Bonato

Novembre 25, 2025
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Fabrizio Bonato

La ricerca di Fabrizio Bonato si concentra sull’arte materica, con un linguaggio astratto e intenso, in cui il cemento è protagonista. Le sue opere, spesso monocromatiche o bicromatiche, nascono come forme di espressione terapeutica e trasformazione interiore. Attraverso stratificazioni, contrasti e geometrie irregolari, Bonato esplora il rapporto tra energia, materia e memoria. La sua produzione spazia dalla pittura materica alla scultura e al design artistico, mantenendo sempre una forte coerenza poetica e materica.

Lo abbiamo incontrato per una intervista

Fabrizio in che modo la forte componente materica presente nelle tue opere ti permette di esprimere in modo terapeutico le tue emozioni e il tuo sentire ?

La componente materica la declino attraverso l’uso di frammenti di cemento. Tutto nasce da un errore: un giorno, per puro caso, dei frammenti di cemento sono finiti su un quadro (all’epoca dipingevo soggetti figurativi ad olio) ed in quell’istante ho avuto la mia prima epifania artistica. Non sono più tornato indietro. Ho provato ad utilizzare anche altri elementi materici come ad esempio paste modellanti, ma non riesco a togliermi dalla testa il fatto che certi materiali mi avvicinano più al mondo della pasticceria che a quello dell’arte. Il cemento, invece, è concreto per definizione, silente e soprattutto è vivo perché, date le sue proprietà meccaniche, continua ad indurirsi e, quindi, ad evolversi nel tempo.

Fabrizio Bonato
Fabrizio Bonato – burned red
Fabrizio Bonato Burned Black The Art Libido
Fabrizio Bonato Burned Black

La tua ricerca espressiva si basa inizialmente sull’uso di due colori assoluti: il bianco e il nero. Solo più tardi hai inserito altre tonalità. Ma anche nell’uso del blu o del rosso che ho visto in altre tue opere più recenti, si ha la sensazione di essere dinanzi ad un linguaggio netto, che si esprime attraverso il contrasto, che grida anziché sussurrare, che coinvolga lo spettatore su un piano fortemente emotivo. È così?

Il contrasto è uno dei fil rouge dei miei lavori. Nel mio linguaggio ho bisogno di trovare equilibrio, usando elementi in apparente contrasto tra loro. Per i colori, invece, mi piace pensare ad una vera e propria cromofobia selettiva perché non sono mai riuscito ad esprimermi se non attraverso l’uso del bianco e del nero. Per anni ho provato ad usare anche solo i colori primari ma ho sempre fallito. Gli unici lavori dove sono riuscito ad utilizzare il colore, sono errori felici.

Il coinvolgimento dello spettatore, invece, è un elemento che fortunatamente non influenza in alcun modo il mio lavoro, se non per sottrazione. Nell’ambiente vedo tonnellate di orribili riproduzioni di personaggi Disney griffati Chanel o Vuitton e di stracci intrisi di colla vinilica, tutta roba chiaramente fatta solo per consentire allo spettatore di approcciarsi al lavoro esposto (e poco importa se, poi, questo genere di approccio non consente di superare la puerilità intrinseca della raffigurazione e non porta nulla all’utente). Ogni volta che vedo un quadro con il Joker mi sale immediatamente quella che chiamo “la sindrome di Tóth” (il geologo ungherese che prese a martellate la Pietà di Michelangelo nella Basilica di San Pietro).

Io invece non voglio regalare nulla a chi si trova di fronte ad un mio quadro. Non voglio che esista alcun traduttore automatico per i miei lavori.

Fabrizio Bonato
Fabrizio Bonato
Deep sea on air #01

Ti sei espresso anche attraverso la scultura e il design, me ne vuoi parlare?

La scultura è una “conseguenza necessaria” dell’utilizzo del cemento. Gli elementi di design creati sino ad oggi nascono, invece, dal bisogno di superare la miopia dell’ordinario: Ci sono delle volte in cui un oggetto, come un tavolino o un mobile, sono così omologati da essere muti ed allora provo un forte senso di orrore.

In copertina Red Poppy

Si ringrazia ContArt Gallery per i credits

Qui per AnteNuvola esposizione collettiva della ContArt Gallery in Roma

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