In “Povere Creature”, per il suo ottavo lungometraggio, Yorgos Lanthimos, sceglie ambientazioni ispirate al surrealismo. La Protagonista, Bella Baxter, dopo una vita trascorsa rinchiusa tra le mura di famiglia, intraprende un viaggio per riscoprire e trovare finalmente se stessa e le scenografie oniriche di ogni location, da Londra a Lisbona, Alessandria e Parigi, testimoniano sia la rapida evoluzione dell’animo di Bella, quanto il tono surreale del film.
Povere Creature contiene continui riferimenti all’arte di Egon Schiele, Hyeronimus Bosch e Francis Bacon. A proposito di quest’ultimo, le cicatrici che deformano il volto di Godwin Baxter sono chiaramente ispirate all’autoritratto che Bacon dipinse nel 1969.


Gli interni del postribolo dove Bella inizia a lavorare,sembrano usciti da pennelli di Edgar Degas
mentre le atmosfere più intime che si creano tra Bella e la prostituta Toinette risentono delle suggestioni della pittura di Henri de Toulouse-Lautrec.

In Povere Creature, Bella Baxter, creata da un uomo Godwin, forgiata dall’assistente del padre, Duncan Weddington con la sua apparente ingenuità, con le sue abitudini sessuali compulsive, con la sua totale mancanza di inibizioni, sembrerebbe essere inizialmente l’emblema di una femminilità ad uso e consumo degli uomini; dovremo aspettare la sua evoluzione, per poter assistere ad un ribaltamento di paradigmi.

Il parallelismo con il surrealismo è evidente: nella poetica surrealista esiste un binario doppio che conduce al femminile: da un lato si configura il disegno di un’idea astratta, utopica proiezione del maschile e, dall’altro, non senza attriti, emerge la donna artista nella sua concretezza, con i propri interessi e desideri.
Le principali artiste del surrealismo: Leonor Fini, Leonora Carrington e Remedios Varo, portano avanti, attraverso le loro opere un concetto di “femminile” inteso come continua evoluzione. Un universo creativo in netta contrapposizione alla reificazione e proiezione del desiderio maschile, per mostrare una donna, che più che essere connessa con l’elemento naturale, è essa stessa Natura, dotata di un potere che man mano diventa sempre più consapevole, e in continua evoluzione.

E ad un anno dall’uscita del film, Bella Baxter è ancora un simbolo di quel “mondo altro” da cui proveniamo e a cui apparteniamo, anche per una nuova generazione di artisti. “Il primo impatto è stato visivo – dice Cleonice Gioia raffinata artista pop romana – la distorsione fish-eye, volta ad ottenere immagini circolari, le ambientazioni oniriche del film, per poi arrivare alla rappresentazione della vita e della morte viste con lo sguardo semplice ed essenziale di una bambina, hanno prodotto in me una forte impressione e da qui è nato Bella, olio su tela che sarà presentato per la prima volta alla Rassegna d’arte contemporanea parallela a PescarArt 2024, all’Aurum di Pescara”.

E’ la contaminazione tra arte, cinematografie, nuove icone ancora oggi l’elemento caratterizzante della pop art, anche se negli artisti contemporanei, come Cleonice Gioia, si assiste ad una evoluzione ulteriore. Le figure femminili che l’artista porta nelle sue opere sono decise, determinate, con quel tanto di spregiudicatezza che le rende uniche. Donne ironiche che usano il loro corpo per mandare un messaggio positivo, controcorrente, vere protagoniste della loro vita, moderne guerriere che si confrontano alla pari, ma senza mai rinunciare a quella profonda capacità di sorprendere e sorprendersi che è l’arma di seduzione più intrigante.