Arte astratta e neuroscienze
L’arte astratta sotto esame. Cosa ci colpisce?
Mentre può risultare più facilmente comprensibile l’attrazione che si prova verso un’arte figurativa, è senz’altro meno intuitivo il meccanismo che ci porta ad essere affascinati da un’arte, come quella astratta o concettuale, o comunque priva di riferimenti alla realtà quotidiana.
Le opere d’arte vengono percepite attraverso gli stessi meccanismi neuronali che si sono sviluppati nell’uomo per interagire e comprendere la realtà. Questi meccanismi si sono evoluti per consentirci di acquisire e analizzare informazioni sensoriali dal mondo che ci circonda e, di conseguenza, di comportarci con successo e in modo adattivo in un ambiente in continua evoluzione.
Il sistema visivo è finalizzato a filtrare, organizzare e mettere ordine nell’enorme quantità di dati che fluiscono davanti ai nostri occhi. È interessante notare che nelle fasi iniziali dell’elaborazione visiva, la scena visiva viene decostruita nei suoi componenti elementari come punti luce, linee, bordi, forme semplici, colori, movimento, ecc. Nelle fasi successive il sistema ricostruirà questi componenti in forme e oggetti complessi: un’auto in movimento, una persona che ci saluta, la piroetta di un ballerino.

Essendo una macchina di apprendimento efficiente, il nostro cervello utilizza schemi di elaborazione e algoritmi bidirezionali (“dall’alto verso il basso” e “dal basso verso l’alto”) per l’analisi della scena visiva. Vale a dire, prima costruiamo (prevediamo) un modello provvisorio, una rappresentazione opzionale, del mondo visivo e poi questo modello viene verificato e aggiornato con maggiore accuratezza rispetto alle “prove” presentate dallo stimolo sensoriale. Questi processi bidirezionali ci consentono di prendere decisioni rapide ed efficaci nei confronti della scena/situazione che stiamo vedendo.
Ma l’arte, soprattutto la non figurativa esula da tutto ciò. Gli artisti infatti nell’atto della creazione sono liberi di rappresentare e scomporre gli oggetti raffigurandoli in modi “non realistici”. Pensiamo all’arte astratta o cubista di George Braque e Pablo Picasso o surrealista di Salvador Dalì e Juan Miró.

Le opere d’arte potrebbero anche essere rappresentazioni solo parzialmente fedeli della nostra esperienza visiva quotidiana, come le figure blu monocromatiche di Pablo Picasso o i cavalli blu di Franz Marc, e possono essere “libere” dall’obbedire alle leggi della fisica (ad esempio, le figure volanti di Marc Chagall o gli oggetti impossibili di EC Escher).

Apparentemente categorizziamo alcuni input come opere d’arte mentre altri come non arte. Facciamo questa distinzione in base a parametri contestuali, culturali e percettivi. È interessante notare che una delle principali differenze tra la percezione di un oggetto come opera d’arte o come parte dell’esperienza visiva quotidiana (e quindi non artistica) si basa sulla presenza di uno stile artistico (come il lavoro del pennello del pittore) e non solo sul contenuto della scena.
Ma se passiamo all’arte astratta essa è completamente disgiunta dall’esperienza visiva quotidiana; è pertanto lecito chiedersi cosa offra l’arte astratta alla mente dello spettatore.
In uno studio di imaging fMRI gli scienziati Kawabata e Zeki hanno dimostrato che diverse categorie di pittura (paesaggio, ritratto e natura morta) hanno evocato attività in regioni cerebrali localizzate e specifiche per categoria.
Al contrario, l’arte astratta non ha attivato una regione cerebrale localizzata unica.
Piuttosto, l’attività cerebrale correlata all’arte astratta è apparsa in regioni cerebrali attivate anche da tutte le altre categorie. Quindi, sottraendo il segnale fMRI generato dall’arte astratta dai segnali generati dall’arte rappresentativa dei vari tipi (paesaggio, ritratto, natura morta), non è stata osservata alcuna attività. Si potrebbe pensare quindi che essa venga riconosciuta dal nostro cervello come non appartenente a nessun’altra categoria di arte e quindi per esclusione.
Attraverso poi studi più complessi di elettroencefalogramma a tensione diretta (DC EEG) gli scienziati hanno dimostrato, attraverso l’osservazione dell’attività riportata dagli elettrodi, che gli stimoli astratti evocavano emozioni più positive. Le opere d’arte figurative sono state classificate come più interessanti, sono state comprese meglio e hanno indotto più associazioni (come riportato soggettivamente dagli osservatori). Le informazioni sul dipinto (come il titolo del dipinto, il nome dell’artista, la tecnica utilizzata) hanno aumentato la comprensione di ogni stile (sia figurativo che astratto), ma non hanno cambiato altri parametri di valutazione (ad esempio, preferenza, associazioni, emozioni). Il confronto dell’attività cerebrale in risposta a dipinti figurativi e astratti ha rivelato un’attivazione significativamente più elevata per le opere d’arte figurative in diverse regioni del cervello, prevalentemente nel lobo frontale sinistro e bilateralmente nei lobi temporali, frontali e parietali, nel sistema limbico, nell’insula e in altre aree. L’aumento dell’attività cerebrale in risposta all’arte figurativa è stato attribuito principalmente al processo di riconoscimento degli oggetti e all’attivazione dei sistemi di memoria e associazioni.
Possiamo pertanto giungere alla conclusione che l’arte astratta libera il nostro cervello dal dominio della realtà, consentendogli di fluire all’interno dei suoi stati interiori, creare nuove associazioni emotive e cognitive e attivare stati cerebrali che altrimenti sarebbero più difficili da raggiungere. Questo processo è apparentemente gratificante in quanto consente l’esplorazione di territori interiori ancora inesplorati del cervello dell’osservatore.
L’arte astratta offre un’opportunità particolarmente unica che viene evocata da uno stimolo visivo che non è correlato all’oggetto e, quindi, remoto dalla nostra esperienza visiva quotidiana. Ciò ci libera, in larga misura, dall’attivazione (automatica) di sistemi correlati all’oggetto nel cervello il cui compito è “cercare” composizioni familiari (basate sulla memoria). Tali meccanismi di “sopravvivenza” (ad esempio, “legame” e “separazione figura-sfondo”) non vengono attivati tramite l’arte astratta, consentendoci così di formare nuove associazioni.
L’arte astratta può quindi incoraggiare il nostro cervello a rispondere in modo meno restrittivo e stereotipato, esplorando nuove associazioni, attivando percorsi alternativi per le emozioni e formando nuovi collegamenti potenzialmente creativi nel nostro cervello.

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