In libreria : Tracce di Tano Festa

Aprile 6, 2025
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Tracce di Tano Festa

Antonella Amendola: Tracce di Tano Festa. Il clima felice degli anni ’60. La fiaba romana di artisti straordinari.

La mia non è una biografia su Tano Festa, ma piuttosto sono dei flash di vissuto spiega Antonella Amendola nell’incontro con il pubblico tenutosi presso lo spazio Gangemi, editore del volume, in Via Giulia a Roma. L’autrice che è stata compagna di vita dell’artista dal 1976 fino alla sua tragica morte avvenuta nel 1998., in questo volume presenta la figura artistica ed umana di Tano Festa seguendolo nei suoi spostamenti tra gli Stati Uniti, la Sicilia, il litorale romano e naturalmente Roma. Ne segue la vita tormentata, il rapporto con la madre e soprattutto con il fratello Francesco, la cui morte peserà sempre come un insopportabile macigno della vita di Tano. Ne segue il soggiorno a New York, dove Festa si era recato per andare a toccare con mano quel fermento artistico e quel clima di innovazione i cui echi giungevano in tutta Europa; Tano, disilluso, ne parlò per lettera all’amico Giorgio Franchetti: “Vedo che si fanno cose interessanti, ma cose interessanti ne facciamo anche noi a Roma”. Un’arte quella di Festa che non è mai stata in una posizione di sudditanza rispetto a quella americana, ma che ha conservato sempre la sua autenticità più profonda.

Il libro scorre nei ricordi, o per meglio dire sulle tracce che l’autrice ripercorre in una sorta di racconto per flashback, spesso leggermente confusionario. Un rapido caleidoscopio di figure: artisti, galleristi, amici, che pur attraversando la vita di Tano Festa, ne rimangano comunque confinati al di fuori, caratterizzati come individui ma non nel legame con l’uomo. Nè si ritrovano nel libro le tracce di quel clima felice degli anni ’60, così ben tratteggiato da Luca Ronchi nella sua biografia di Mario Schifano.

Francesco Gallo in “Barocco Romano” è forse colui che maggiormente arriva al nucleo centrale di Tano Festa uomo e artista, che spiega con piena efficacia cosa Tano Festa abbia rappresentato in quegli anni e cosa i suoi quadri urlano ancora oggi; quel riversare nell’opera tutta la carica emozionale di cui è capace, senza freno inibitorio alcuno che non provenga dal fatto pittorico stesso o dal suo essere alterità compiuta.

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