Tano Festa avrebbe compiuto 86 anni

Marzo 21, 2025
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Tano Festa

Tano Festa nasce il 2 novembre 1938, il giorno dei morti. Una data che potremmo definire profetica se pensiamo al tormentato corso della sua vita. Un pensatore e al tempo stesso un uomo di avventura lo definì il collezionista Giorgio Franchetti, proprio perché come un’avventura, spesso senza limiti, spese la sua intera esistenza.

Da giovanissimo soffrì di una febbre cerebrale e costretto a casa sdraiato sul letto al buio, per passare il tempo viaggiava con la fantasia, immaginando di essere il protagonista di storie mirabolanti. Studiò all’università filosofia, poi si appassionò alla fotografia, e fu anche poeta: scriveva le sue poesie su foglietti di carta che poi distribuiva ai passanti a piazza di Spagna a Roma.

Era noto alle forze dell’ordine che lo consideravano un soggetto pericoloso e lo fermarono più volte.

Allora si raccontavano e ancora oggi si raccontano molte fandonie sul suo conto – scrive il grande artista Enrico Manera nel suo piacevolissimo libro Café des Artistes – ma lui se ne fregava e mi diceva “Non ti preoccupare Enrico, andiamo a farci un frizzantino da Buccone”. Era come se le umiliazioni non lo colpissero e non lo ferissero – continua Manera – in realtà sono convinto che le subisse in silenzio accumulandole per poi dissolverle nella sua ironia. Certo era un grande incassatore – prosegue Manera – riusciva a mascherare tutto attraverso interminabili racconti su come faceva l’amore con Antonella o con quale noia dovesse dipingere per il Barone Franchetti.

Nel 1958 espose al pubblico una serie di quadri alla “Mostra di Pittura” per il “Premio Cinecittà”, organizzata dal Partito Comunista Italiano. Giorgio de Chirico, osservando i suoi lavori, abbassò gli occhi dicendo che non voleva penetrare nel caos modernista.

Nel settembre del 1963, suo fratello Francesco Lo Savio tentò il suicidio in un albergo all’interno della Unité d’habitation di Le Corbusier e morì dopo un’agonia di venti giorni. Antonella Amendola racconta il rapporto di Tano Festa con il fratello e dell’assistenza che gli diede negli ultimi giorni di vita: “C’è un prima e un poi nel destino di Tano. Prima della morte di Francesco a Marsiglia. Dopo la morte di Francesco a Marsiglia. (…) Tano così mi raccontò, rimase giorni e giorni, forse diciotto, al capezzale del fratello moribondo. Si allontanò solo quando i medici gli dissero che c’era un certo miglioramento. Fece appena in tempo ad arrivare in albergo (…) che gli telefonarono dall’ospedale: ‘Venez: votre frère est très fatiguè’. Francesco era morto (…)”.

Tano Festa

Nel 1965 Tano Festa va a New York. Il suo soggiorno nella Grande Mela è ben documentato da una serie di lettere di Festa a Giorgio Franchetti, che svelano la tensione nel mettere a frutto la sua permanenza in una delle città più ambite per un artista, in quegli anni: “(…) Tu sai bene che venire qua è stato per me per molto tempo  un lungo sogno (…)”; vi si legge anche la difficoltà di Tano Festa di affermare a New York l’identità d’artista che egli si era creata a Roma, la delusione di non riuscire ad entrare nel mercato americano: “(…) Leo Castelli, come ho scritto a Plinio, è stato molto cortese, ma a Plinio mi sono dimenticato di aggiungere che è stato molto freddo. (…) sono certo che con lui non ci sia niente da fare (…).” Ma in queste lettere il giovane artista dimostra anche di saper cogliere criticamente gli aspetti più interessanti di New York: “(…) fino alla fine di maggio qui a New York (…) ci sono una serie di spettacoli,balletti e happening fatti dagli artisti: Rauschenberg, Dine, Oldenburg ecc. ai quali io assisto puntualmente. (…) Tempo fa sono stato nello studio di Lichtenstein (…).» È stato molto gentile, di una gentilezza autentica,modesta e non affettata. Ho incontrato pure Oldenburg, il quale è stato molto cordiale, e uno di questi giorni lo vado a trovare. (…) L’unico che non si vede è il “il grande Jim” che sarebbe Dine, di cui ho visto da Janis un quadro formidabile in una collettiva (…)” – Fonte Archivio Tano Festa.

Del soggiorno americano dirà anni dopo  «io appartengo a quella che fu, a torto, definita “pop art” italiana. Ora, quello che noi facevamo era popolare, non pop. Gli americani [lo] erano, perché raffiguravano oggetti di consumo veri e propri come simboli artistici da cui trarre l’ispirazione. Noi siamo stati “popular” perché siamo riusciti a consumare l’arte stessa con le citazioni e le estrapolazioni, come quelle fatte da me sui frammenti michelangioleschi del “Giudizio Universale”».

Un uomo che come detto dal Barone Franchetti “tutte le volte che ha toccato il successo ha fatto di tutto per liberarsene, per poter mantenere in sé una libertà, per poter essere un pensatore integro e quindi distaccato da ogni rapporto quotidiano e costante con ciò che lo circonda, inclusi gli altri artisti”.

Anni di eccessi finirono per portarlo ad una deriva del tutto personale: il suo studio era diventato la sua mente, affollato di personaggi surreali e inesistenti. Immaginava se stesso generoso anfitrione con ospiti inventati da lui, una volta si imbarcò da Brindisi per Patrasso con un passaporto a nome James Besra, rimase sulla nave per una settimana, le autorità non avevano idea di chi fosse e non volevano sbarcarlo né in Grecia né in Italia. Lo fecero infine scendere a Catania e andò in carcere, servì l’intervento a garanzia di Renato Guttuso per farlo uscire. “Questi escamotage teatrali servivano in qualche modo a farlo uscire da una realtà e una quotidianità che gli pensavano” dirà sua figlia Anita. Fonte Rai Cultura

Passò gli ultimi anni vagabondando da solo per Roma, in totale povertà. Morirà all’ospedale San Giacomo il 9 gennaio 1988 a 49 anni

Tano Festa

“Un tempo / come un gagliardo veliero / la prora fendendo / marosi schiumanti di sabbia marina / solcai tutti i mari / poi / nel fare ritorno verso le mie coste / a poca distanza dalla riva / la chiglia si arenò sopra una secca / Ogni giorno i flutti delle onde / che lambiscono lo scafo, ormai immobile, lo corrono lentamente / con la salsedine che sopra vi si incrosta”. Tano Festa

Testi courtesy Enrico Manera – Café des Artistes Trident Publisher 2017 e Archivio Festa.

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