Il digital pop di Enrico Tubertini

Agosto 12, 2025
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Enrico Tubertini KISSHAYEZ

Enrico Tubertini è un artista digitale pop. Nasce nel 1969 in Italia. è stato fotografo e regista di videoclip e cortometraggi. Ama dare nuovi nomi alle sue tecniche. sin da bambino è stato affascinato dal colore e il suo primo lavoro è consistito nel distorcing rgb della tv denominandole catofotografie. Poi creo’ le pittografie, per l’allestimento di un teatro a Roma. Le attuali opere sono personografie e trasmutografie. Le prime sono realizzate attraverso gli elementi del committente, le seconde sono sezioni di personografie che diventano opere digitali pop o trasmutazioni di oggetti esistenti.

“Rielaborare le immagini, creando mondi altri mi ha fatto capire maggiormente quanto in realtà sia fittizio e personale ciò che vediamo
e quanto poco senso abbia ricreare la realtà uguale. “Già che ci sei cambiala, ma fallo con gusto”.

Enrico Tubertini ha partecipato a diverse mostre collettive a Roma, Milano, Bologna, Venezia, Copenaghen, Vienna, Lisbona, Budapest, Parigi, Eggedal (Norvegia), Dubai, Oman e ad una personale a Faenza, Bologna, Roma ed è stato selezionato a premi internazionali.

Enrico Tubertini Frida
FRIDA 100 x 100 Personografia su tela. Opera unica

Enrico Tubertini sarà tra gli artisti partecipanti a “Rinascite”, mostra collettiva che si terrà a L’Aquila, presso la “Welcome Aq Gallery” in occasione della Festa della Perdonanza  in collaborazione con la Borgo Pio Art Gallery di Roma con la presentazione critica di Marta Lock.

Enrico Tubertini  Rinascite L'Aquila

Lo abbiamo incontrato per una intervista

Enrico sei uno sperimentatore con un background molto interessante, cinema, tv, videoclip. Cosa è per te un’immagine e cosa riflette?

Beh, parlare d’immagine in questo secolo è abbastanza difficile con l’invenzione dell’intelligenza artificiale che ha reso fruibile a tutti ogni sorta di riproduzione visiva e pertanto ha dato a chiunque la possibilità di raccontare una storia, perché ogni immagine di fatto è una storia, celata se si prende in considerazione la sua genesi, o rivelata se si analizza ciò che racconta o suscita in chi la vede. Per me l’immagine è qualcosa di estetico e non va vissuta per ciò che è, bensì per cio che potrebbe diventare; vengo dalla fotografia, in cui coglievo l’attimo e ne attendevo lo sviluppo per vedere l’effetto finale ma poi lo stravolgevo in camera oscura o utilizzando diversi mezzi, tipo gelatine o altro, quindi il dettaglio che catturavo inizialmente veniva sempre rivoluzionato. Questo approccio è la base delle mie opere digitali, dove parto da un’immagine per ottenerne un’altra. Nelle personografie il ritratto iniziale diventa un viaggio attraverso la vita, gli affetti, i successi del committente. Nelle trasmutografie, la figura di partenza viene rielaborata e sovvertita mediante elementi che io stesso mi creo stravolgendo altre mmagini che trovo sul mio cammino, per questo mi definisco un “rabdomante di forme”. In definitiva l’immagine è ciò che lo spettatore decide che quel volto, gesto, forma paesaggio e tutto cio che viene percepito dai sensi gli trasmette, nonostante vi sia una storia creata da chi la figura rappresentata l’ha pensata e realizzata o che ha semplicemente seguito un flusso di energia che lo governava. Questo è in pratica ciò che accade a me perché quando creo vado in una sorta di trance ma questo é un altro discorso.

Enrico Tubertini
Cinque 60 x 70. Trasmutografia su tela con resina. Opera unica

Mario Schifano trovava ispirazione nella realtà, nel flusso continuo delle immagini, nel cinema. Può essere ancora innovativo un linguaggio sull’immagine ?

Dal punto di vista artistico oramai tutto è stato fatto ma dal punto di vista creativo tanto si può ancora fare, mischiando trasversalmente i diversi concetti e le varie tecniche. Schifano mischiava i vari linguaggi, io ad esempio nelle personografie racconto la storia di una persona mediante zone cromatiche che la caratterizzano e mentre creo utilizzo mentalmente la mia capacità di sintesi da regista che usavo per raccontare storie mediante immagini in movimento e allo stesso tempo ripesco nei ricordi le sensazioni che mi suscitò la vista dei mosaici di Galla Placidia a Ravenna, visti e disegnati a scuola, così come la trasmutazione dei colori di Warhol o gli stessi multipli che ricreo con le digitografie. Tutto ciò che rappresenta l’opera finale é il frutto della commistione dei linguaggi che padroneggio o che mi ispirano, andando via via migliorando mediante l’utilizzo e la sperimentazione. Poi nell’atto fisico di aggiungere la resina, in alcune opere ho sentito una forte ispirazione pensando alle forme sciolte e trasmutate di Burri. Come dicevo, l’immagine è una storia e mischiare i linguaggi mi aiuta a creare una mia via espressiva, un mio stile riconoscibile, perché penso che ogni artista dovrebbe avere il suo.

Enrico Tubertini
COCO 100 x 100 Personografia su tela opera unica

Tu nel rapporto con lo spettatore abbatti le distanze portando il rapporto committente autore, come tu dici al limite dell’equilateralità. Me ne vuoi parlare?

La mia arte, se parliamo delle personografie, parte sempre da un’ immagine preesistente e se quell’immagine è il volto del committente ecco che la prima distanza tra artista e committente é già abbattuta, in quanto io lo devo raccontare ma se in un normale ritratto i colori sono solo frutto della creatività cromatica dell’autore, nel mio caso le forme che creano il colore sono anch’esse parte del mondo del committente, quindi l’abituale distanza tra artista, opera e committente viene colmata e nessuno dei tre ha più valore dell’altro, la partecipazione alla creazione diviene corale. Pertanto io do vita a opere personali che dipendono in tutto e per tutto dal committente che mi affida il suo volto e mi dice: ” Raccontami” e nel farlo spesso mi apre le porte di casa sua, oppure semplicemente collabora inviandomi su mio suggerimento tutti i piccoli particolari che contano, dandomi la possibilità di carpire i suoi oggetti, i dettagli da lui probabilmente dimenticati qualora fossi stato io a fotografarli una volta entrato in casa che posso utilizzare come strumento cromatico.

Enrico Tubertini KISSHAYEZ
KISSHAYEZ 2024 Trasmutografia su tela con resina – cm 65 x 90

All photo credits Enrico Tubertini

Rinascite a cura di Borgo Pio Art Gallery

Sede espositiva Welcome aQ Gallery Via dell’Indipendenza 15 L’Aquila

Vernissage 23 agosto dalle ore 18

dal 23 al 30 agosto 2025 dalle 16.00 alle 22

Ufficio Stampa Stella Maresca Riccardi

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