Imperia, città dai due cuori, nasce dall’unificazione , con Regio Decreto del 21 ottobre 1923, di Oneglia e Porto Maurizio. Una città, Imperia, dalla doppia anima proprio a causa del campanilismo che ha diviso Oneglia e Porto Maurizio.
Gli abitanti dei due borghi sono anche chiamati in modo diverso: Cacellòtti quelli Porto Maurizio e Ciantafùrche quelli di Oneglia. Si racconta che in città, per le esecuzioni capitali, gestite unitamente dai borghi, il patibolo venisse regolarmente montato dagli Onegliesi: da qui il nome di ciantafurche, “pianta forche”, mentre il boia, della famiglia dei Cacello, arrivava dalla vicina Porto Maurizio. Inizialmente usati in tono dispregiativo, i due appellativi hanno col tempo perso questa accezione e sono tuttora comunemente utilizzati nel dialetto locale.
A testimoniare la passata divisione tra i due centri e la doppia anima di Imperia si trovano due palazzi civici, due chiese principali, due banchine, fino a poco tempo fa due stazioni ferroviarie e addirittura, due Santi patroni, a Oneglia San Giovanni Battista, a Porto San Maurizio. Anche il Santo patrono è oggi – dal 1991- uno solo, San Leonardo da Porto Maurizio, che si celebra il 26 novembre.
Il promontorio del Parasio è il centro storico medievale di Porto Maurizio.
Parasio viene dal dialetto Paràxiu (dal Palatium, un antico torrione quadrato usato come fortezza e come carcere). Oggi al suo posto, sulla sommità del promontorio, c’è una piazzetta alberata. Il quartiere quasi completamente pedonale e con i caratteristici carùggi (vicoli) che intrecciano la strada principale che sale a spirale fino alla cima, era cinto di mura, dal Medioevo in avanti abbattute e ricostruite più esternamente per poter difendere e contenere l’abitato in crescita e poterle adeguare alle diverse tecniche militari.
In questo magnifico borgo è possibile visitare il Duomo di San Maurizio, la Chiesa più grande della Liguria e monumento classico ligure di maggior pregio.

Palazzo Guarnieri e il suo bellissimo loggiato affrescato sono legati ad una storia molto particolare: correva l’anno 1714…
Promessa a Filippo V, in viaggio da Genova verso la Spagna, dove avrebbe finalmente incontrato lo sposo, Elisabetta Farnese non volle viaggiare per mare.
Pur essendole stato consigliato di spostarsi in nave dai dignitari della Corte spagnola, in preda a viva preoccupazione per le insidie del viaggio, Elisabetta fu fermissima nel proposito di attraversare tutti i Paesi della Riviera col suo seguito, per godere della vista di marine, campagne e villaggi.
La Repubblica di Genova, per renderle l’esperienza meno disagiata, aveva inviato ai rispettivi podestà l’invito a fare “accomodare” quanto più possibile la strada usata dalla futura sovrana.
Per il pernottamento a Porto Maurizio fu scelta la dimora di Angelo Raffaele Guarnieri, benché le fonti citino le perplessità formulate dagli incaricati spagnoli a causa soprattutto dell’ingresso “da accomodare in maggior noblezza” e fu così che vennero realizzati questi meravigliosi affreschi per rendere più accogliente il Palazzo per l’unica notte in cui la Regina vi pernottò.

Il Convento di Santa Chiara ancora oggi ospita la ruota degli esposti, dove un tempo venivano abbandonati i neonati. Ancora oggi è abitato dalle suore di clausura. Nella parte posteriore del convento, quella verso il mare, c’è un meraviglioso porticato. La passeggiata tra quegli archi, da cui si gode uno splendido panorama del Tirreno, è davvero impagabile.


Proseguendo vi troverete in una deliziosa piazzetta dove ha il proprio studio, aperto al pubblico e visitabile, l’architetto e artista Davide Andracco che attraverso eleganti incroci di linee e forme, sovrapposizioni e accostamenti rappresenta i simboli, i palazzi, i monumenti della sua terra.


Ma non solo. Davide Andracco ricrea con grande maestria e originalità anche altre architetture italiane.


Bellissima la sua Sabbia D’Oro tirata in soli 150 esemplari

Tra i posti da visitare al Parasio anche l’Oratorio di San Pietro il cui esterno è un tipico esempio di barocco ligure.
In copertina “Il Trenino del Parasio” courtesy Davide Andracco
Qui per Arte & Made in Italy a Spoleto