Gli esperti affermano che circa il 50% delle opere d’arte presenti sul mercato siano state realizzate da esperti falsari. Di alcuni di loro, una volta individuati, ne è stata svelata la vera identità e i falsi più clamorosi, alcuni perfino nelle collezioni di prestigiosi musei.
Han van Meegeren olandese, è considerato il falsario più famoso del XX secolo. Specializzato in modo particolare nei falsi di Vermeer
Poco tempo dopo la liberazione dell’Olanda, nel maggio del 1945, la polizia olandese arrestò il pittore Han van Meegeren, con l’accusa di aver collaborato con i nazisti durante l’occupazione tedesca e in particolar modo di avere venduto al feldmaresciallo Hermann Goering un dipinto di Vermeer, “La Maddalena che lava i piedi a Gesù”, sottraendolo alla nazione.

Due mesi dopo, van Meegeren, per evitare una condanna a morte per tradimento, fece una confessione sensazionale: la Maddalena non era opera di Vermeer, ma un falso realizzato da lui stesso e spacciato per autentico all’ignaro Goering. Durante il processo van Meegeren confessò di aver falsificato anche opere di Frans Hals, di Pieter de Hooch e almeno cinque Vermeer, tra i quali la famosissima “Cena in Emmaus”, acquistato poco prima della guerra dal Museo Boymans di Rotterdam per una cifra astronomica.
Il mondo dell’arte reagì con grande incredulità a questa rivelazione; la “Cena in Emmaus” era diventato, a seguito della sua scoperta, uno dei dipinti più celebri del mondo e nessun esperto aveva mai avuto dubbi sulla sua autenticità.
I dipinti erroneamente attributi a Vermeer e dei quali van Meegeren aveva rivendicato la paternità vennero sottoposti ad indagini molto approfondite: spettrografie, analisi microchimiche dei colori, stratigrafie, fotografie ai raggi X. Dopo alcuni mesi gli esperti giunsero alla conclusione unanime che i dipinti erano sicuramente opera del falsario, realizzati in anni recenti e invecchiati artificialmente. Tra le prove portate dagli esperti, c’erano delle spettrografie che rivelavano, senz’ombra di dubbio, l’origine moderna della “Cena in Emmaus”: oltre al blu oltremare vi era anche il blu cobalto, un colore che Vermeer non avrebbe potuto usare, per la semplice ragione che si tratta di un colore prodotto soltanto a partire dall’Ottocento.
Ma come riuscì van Meegeren ad eseguire falsi così perfetti?
Innanzitutto usava pennelli antichi o li costruiva personalmente utilizzando i peli di tasso utilizzati anche all’epoca di Vermeer; acquistava poi tele seicentesche di scarso valore e raschiava via la pittura sovrastante. Componeva lui stesso i pigmenti utilizzando le erbe e i coloranti usati all’epoca, riusciva inoltre a riprodurre le craquelure trattando la pittura fresca con la bachelite.
Fattore molto importante da rendere era naturalmente il tempo, l’opera doveva sembrare essere stata realizzata trecento anni prima; van Meegeren riusciva nell’intento infornando il dipinto a 120 gradi e poi arrotolandolo in modo da incrementare il numero e la profondità delle pieghe. Infine passava sulle craquelure inchiostro nero diluito.
Ad aiutare il falsario nella realizzazione delle sue opere il manuale “The scientific examination of pictures” di Angenitus Martinus de Wild, un trattato chimico molto esaustivo sulle metodologie usate dagli antichi pittori.
Il 12 novembre 1947, Han Van Meegeren veniva condannato alla pena minima di un anno di reclusione.
Il 26 novembre 1947 Han Van Meegeren entrò nella clinica Valerium. In precedenza aveva firmato una domanda di grazia rivolta alla regina. Il procuratore fece sapere in via ufficiosa all’avvocato del pittore che la grazia sarebbe stata accordata.
Il 30 dicembrc 1947 Han Van Veegeren morì di crisi cardiaca. Un sondaggio d’opinione lo qualificava come l’uomo più popolare del Paese.
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