L’addio tra Gucci e Sabato De Sarno è la dimostrazione che la moda è ridotta ad un business affair. Peccato
A due anni dalla sua nomina, Sabato De Sarno lascia Gucci. Il brand aveva registrato già alla fine dell’ultima stagione disegnata da Alessandro Michele nel 2022, un calo importante nelle vendite che poi si è incrementato nel 2023 e soprattutto nel 2024.
Il calo del fatturato riguarda non solo Gucci ma quasi tutti i luxury brand ed è imputabile alla crisi della Cina che traina il comparto e ad una significativa riduzione del potere d’acquisto della classe media, quella che acquista una borsa firmata per un’occasione, che entra in boutique per acquistare una t-shirt o un oggetto di piccola pelletteria. Questi acquisti, per così dire occasionali, e poco impegnativi per l’acquirente, muovono importanti volumi di affari.
La contrattura economica importante subita dal ceto medio, oggi alla prese con il caro bollette, mancato adeguamento degli stipendi, necessità di dover spesso sostenere i costi per accedere alla sanità privata, ha fatto sì le priorità fossero ridisegnate e che gli acquisti per abiti e calzaturiero finissero in fondo alla lista.
Sabato De Sarno arriva da Gucci immediatamente dopo Alessandro Michele che aveva circondato il brand da un allure quasi impossibile da emulare; e scegliendo un approccio completamente diverso,vi riesce magnificamente.
Sulle note di Ancora di Mina – nella versione di Mark Ronson che siamo ancora a canticchiare qui oggi, De Sarno ha fatto sedere in prima fila colleghi di lavoro e designer emergenti, come Marco Rambaldi e SSheena a celebrazione di un supporto genuino e privo di competizione. Attraverso il suo instagram ha aperto, con grande discrezione, uno spiraglio sulla sua vita privata, ci ha fatto amare le sue bassottine Pina e Luce, ha scelto nuovi testimoni per il brand e i testimonial hanno scelto lui; un nome su tutti: Yannick Sinner.
Ha portato sulle passerelle il suo grande amore per l’arte: ha chiamato Nan Goldin per la sfilata del 2024 We Will Always Have London e la sfilata Cruise per il 2025 è entrata alla Tate Modern di Londra.
La sua visione onirica, e il suo personalissimo approccio, come del resto quello dello stesso Michele o quello di Pierpaolo Piccioli per Valentino, evidentemente non vanno d’accordo con una moda che è solo un business, che guarda il fatturato piuttosto che una visione prospettica. Una moda che è diventata un inceneritore dove dentro finiscono abiti, stili, idee, creatività, fascino, artigianalità e persone.
Peccato