La Banana di Maurizio Cattelan, il cui vero titolo è “Comedian” è stata venduta, come noto a tutti a 6,2 mln di dollari. Una cifra stratosferica e giudicata da tutti spropositata che pure ha un suo fondamento: e cioè il fatto che ci sia stata una persona disposta a spendere quella cifra per aggiudicarsela. Il riscontro da parte del mercato giustifica evidentemente la richiesta dell’artista, che in ogni caso è da sempre artista da record. Perché?

Come avviene per l’arte concettuale, la celebre fontana di Duchamp, al centro dell’esperienza artistica non c’è l’opera ma il concetto che essa rappresenta. Duchamp in “Fontana” mette in discussione l’idea di arte facendola coincidere con un orinatoio.
L’artista francese voleva porre l’accento in modo dissacrante, esattamente come fa oggi Cattelan, che il protagonista della “Commedia dell’arte” non è l’artista stesso ma il pubblico: se questi è disposto ad aggiudicarsi l’opera per qualunque cifra, ecco che quest’ultima può essere considerata un’opera d’arte.

Oggi il Justin Sun imprenditore di criptovalute non compra una banana, che peraltro essendo deteriorabile non potrà durare più di un paio di giorni. Si aggiudica Maurizio Cattelan, il suo ingegno, e le sue provocazioni, diventa anche lui protagonista di una “Commedia”.
Ma a più di 100 anni dalla Fontana di Duchamp, a quasi 60 dalla banana che Andy Warhol attacca sull’album dei Velvet Underground, quali elementi di vera rottura ha portato l’arte di Cattelan?
Per noi oggi rimane un quesito senza risposta
Qui per il nostro articolo su la devianza nell’arte