Si è appena conclusa Frieze London tenutasi dal 9 al 13 ottobre . La Fiera, giunta alla sua 21esima edizione è ritornata negli spazi di Regent’s Park con ben 165 Gallerie partecipanti.
Frieze London divide come consuetudine in due parti focali: Frieze Art Fair, dedicata alle eccellenze dell’arte contemporanea e, dall’altra parte del Regent’s Park, Frieze Masters, focus sull’arte antica e moderna che, quest’anno, si pregia di ben 130 partecipazioni.
A suggellare la nuova entrata i due focus dedicati rispettivamente all’artista anglo americana Danielle Dean, supportata della galleria newyorkese 47 Canal, e alla pachistana Bani Abidi, in mostra con la galleria Experimenter di Kolkata.
Lavorando con archivi, video, performance, scultura e disegno, Danielle A. Dean indaga i loop ricorsivi tra la circolazione delle idee e la riproduzione materiale del capitalismo globale.


Bani Abidi è nata a Karachi, Pakistan, nel 1971. Ha studiato pittura e incisione, ottenendo un BFA dal National College of Arts, Lahore, Pakistan, nel 1994. In seguito ha frequentato la School of the Art Institute di Chicago, dove inizia la sua sperimentazione artistica attraverso i video, che la porterà poi all’incorporazione di performance e fotografia nel suo lavoro. I media forniscono ad Abidi input potenti, a volte sovversivi, per affrontare i problemi del nazionalismo, in particolare quelli che circondano il conflitto indo-pakistano e la violenta eredità della divisione del 1947 e la loro rappresentazione non uniforme nei mass media.
Due importanti iniziative che a nostro avviso sarebbe auspicabile replicare anche in Italia;
Per il secondo anno consecutivo è stato presentato il progetto curatoriale Artist-to-Artist che, affidandosi alla conoscenza e all’intelligenza critica di affermati maestri, li lascia scegliere giovani artisti ai quali affidare delle presentazioni personali: tra loro l’opera di Appau Jnr Boakye-Yiadom, scelta da Glenn Ligon; Rob Davis, da Rashid Johnson; Nengi Omuku, da Yinka Shonibare; Massinissa Selmani, da Zineb Sedira; Magda Stawarska, da Lubaina Himid, e Peter Uka, da Hurvin Anderson.






Spazio anche a Focus, suddivisione da sempre rivolta alle gallerie con meno di dieci anni di attività, quest’annoè stata avviata una collaborazione con Stone Island; che permetterà ai giovani mercanti d’arte di ricevere delle borse di studio con le quali poter decurtare del 30% le quote di partecipazione alla fiera.
Una nuova sezione tematica guidata da Pablo José Ramírez (curatore dell’Hammer Museum di Los Angeles) “Smoke” è stata dedicata alla ceramica, con opere che esplorano storie indigene e di diaspore, i loro autori sono influenzati dalle tradizioni precoloniali e trasformano la ceramica in una delle forme estetiche più impattanti nell’arte contemporanea.



La Galleria Tiziana De Caro ha presentato a Frieze Masters un solo show di Betty Danon, artista che nel 1979 è volontariamente uscita dal mondo dell’arte ed oggi oggetto di una interessante riscoperta.
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