Perché oggi si sentono tutti curatori?

Settembre 29, 2024
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Curatore arte

La domanda naturalmente è polemica; i curatori sono figure imprescindibili nel settore artistico, coloro che svolgono una fodamentale funzione di ponte tra l’artista, il pubblico e la galleria.

Un mestiere relativamente recente, che nasce circa trent’anni fa e non ancora regolamentato attraverso un albo, eppure il compito del curatore comprende tutte le fasi di ideazione, progettazione e allestimento di una mostra, ma non solo. E’, e qui spesso il sistema va in corto circuito, colui che si occupa di costruire, insieme all’artista nel caso di una personale e da solo nel caso di una collettiva, uno storytelling efficace affinché il percorso espositivo abbia una sua fondatezza e autonomia aiutando così il pubblico nella comprensione del messaggio che si è voluto trasmettere.

Assistiamo, non soltanto all’interno di spazi espositivi privati, ma molto spesso anche all’interno di istituzioni museali pubbliche di percorsi narrativi confusi e banali, in cui sembra che le opere siano state collocate in modo “da farle entrare” più che con la volontà di comunicare qualcosa.

Sistemi di illuminazione completamente sbagliati, didascalie assenti, sale zeppe di opere che si susseguono con una invariabile monotonia.

Accostamenti cromatici, dimensionali, associativi, a dir poco discutibili. Eppure è molto difficile che sull’invito al vernissage manchi la dicitura “per la curatela di…”

Il curatore non è il Gallerista, anche se ci sono Galleristi che svolgono questo compito meglio di tanti curatori, non è l’ufficio stampa che lavora con il curatore per la costruzione di un comunicato efficace, non è il project manager che sovraintende l’organizzazione dell’evento e non è l’artista che ha bisogno del curatore in quanto voce di un punto di vista imparziale.

Questa sovrapposizione di figure è invece un male tutto italiano, spesso alimentato dal fatto che non esistano in tutte le università corsi di studi specifici volti alla formazione dei curatori, se non qualche master privato, che non ci sia un albo e che la professione sia relativamente recente.

Condizione in Italia più che sufficiente affinché il bacino dei curatori sia affollato da tanti improvvisati che curatori non sono.

Una tra le definizione più belle che mi sia capitato di sentire sulla curatela l’ha data un giovanissimo curatore bolognese: Gioele Melandri, classe 1999 che attualmente coordina un validissimo progetto di ricerca e valorizzazione sulla cartapesta in arte contemporanea.

“La curatela è cercare di fare ordine, accendere una candela in una stanza buia e costruire un sistema di attenzione e di ascolto”

Ed è una massima ancor più vera per l’arte contemporanea.

Qui per il nostro editoriale sulla figura del critico d’arte

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