Luigi Tenco fu trovato privo di vita, a soli 28 anni, nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967 all’interno della sua camera all’Hotel Savoy di Sanremo. Una morte che dopo 56 anni ancora pone molti interrogativi.
La notizia all’epoca fece un enorme scalpore, anche perché la morte era avvenuta durante la 17esima edizione del Festival della Canzone italiana di Sanremo poi vinta da Claudio Villa e Iva Zanicchi e ancor più perché parlare di suicidio a quel tempo era un tabù.
Si fecero naturalmente molte ipotesi tra cui la relazione con la cantante Dalida e una presunta profonda depressione.
Luigi Tenco arrivò a Sanremo il 23 gennaio per partecipare al Festival di Sanremo. Come dirà un suo caro amico, Fabrizio De André, Tenco non era molto entusiasta dell’evento.
Fabrizio De André e Tenco si conoscevano già dai tempi del Modern Jazz Group (1956/58) dove avevano militato entrambi, Fabrizio alla chitarra, e Luigi – presenza saltuaria – al sax.
Così De Andrè riferì a Luigi Viva quel primo incontro:
“A quel tempo ci conoscevamo appena, con lui le prove non le ho mai fatte; arrivava, suonava e subito dopo se ne andava”
Nacque un amicizia, nonostante i caratteri dei due fossero molto complessi e in fondo solitari.

In memoria di Tenco De André dedicherà la splendida “Preghiera in Gennaio”.
A quella 17 edizione del Festival, Tenco partecipava con «Ciao amore ciao», canzone che avrebbe cantato con la cantante francese Dalida. Si sussurrava che i due artisti avessero una relazione, ma fu la madre di Tenco a smentire la notizia.
Ancora oggi non è chiaro se quel 27 gennaio del 1967 il corpo esanime di Tenco fu trovato dal suo grande amico Lucio Dalla o dalla stessa Dalida, ma nessuno dei tre è più qui per raccontarlo. Dalida e Luigi Tenco si erano conosciuti dopo essere passati attraverso molte storie d’amore. Lei, che si chiamava Iolanda Gigliotti, era nata nel 1933 da una coppia di Catanzaro emigrata a Il Cairo, aveva vinto Miss Egitto a 21 anni. Dopo il titolo aveva lasciato l’Africa per tentare la fortuna prima come attrice, poi come cantante. Un successo strepitoso che l’aveva portata a essere la prima donna a vincere il disco d’oro. Nel 1961 aveva sposato il suo mentore Lucien Morisse che l’aveva lanciata in Francia, ma era stato più un matrimonio di gratitudine che d’amore ed era durato solo pochi mesi. Poi lei aveva avuto diverse storie fugaci e di minore importanza, fino a quando non conobbe Luigi.
Tenco invece era del 1938 e veniva dal Piemonte, un carattere molto chiuso ed introverso.
Anche se è stato proprio lui a scriverla, Tenco non è pienamente d’accordo sulla scelta di Ciao Amore, ciao, la canzone che lui e Dalida devono interpretare separatamente. Però con i giornalisti si mostra certo della vittoria. Non è sereno, ha comprato diverse armi da fuoco, dice che qualcuno lo vuole uccidere. La sera della sua performance tutto va a rotoli, il pubblico sembra essergli ostile, lo applaude controvoglia, prende pochissimi voti. Dalida va decisamente meglio ma non basta, vengono eliminati. Lei cerca di consolarlo ricordandogli che la canzone vincitrice di Sanremo non è mai quella che vende più dischi, ma lui lascia il teatro prima della fine del concorso e torna nella sua stanza numero 219 nella dependance dell’Hotel Savoy, a fianco a quella di Lucio Dalla.
Da qui effettuò una prima telefonata al capo della RCA ma senza ottenere risposta. La seconda chiamata fu alla fidanzata ufficiale e si concluse all’incirca all’1 del 27 gennaio.
Il corpo fu ritrovato alle 2.10 del mattino. Il cadavere presentava una ferita da arma da fuoco alla tempia.
Fu ritrovato anche un biglietto scritto a mano, che diverse perizie in seguito attribuirono a Tenco: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” in finale e ad una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi».
La perizia calligrafica confermerà che fu scritto da lui. Da quel momento, e per anni, si snoderà una sequela di rivelazioni impossibili da verificare.
Si disse che lui fosse alterato per avere assunto tranquillanti e alcolici per affrontare il palco. Che stesse per annunciare le nozze con Dalida. Che avesse telefonato all’ipotetica fidanzata, di cui il nome è rimasto segreto, per dirle che avrebbe fatto causa al festival. Che il corpo fosse stato portato all’obitorio e poi riportato di corsa in albergo perché la polizia non aveva ancora scattato le foto. Che sulla sua mano non ci fossero le tracce tipiche di chi si spara alla tempia.

Un mese dopo la morte di lui, anche Dalida viene trovata a terra da una cameriera nella stanza che occupava nell’albergo Prince de Galles a Parigi. Aveva assunto dei barbiturici e verrà salvata, ma non sarà mai più la stessa. Per sette anni tutti i suoi concerti finirono con il brano Ciao amore, ciao, fino a quando i suoi produttori non glielo vietarono perché intristiva il pubblico. Nel 1970 anche il suo ex marito Lucien Morisse, con cui era rimasta in ottimi rapporti, si era tolto la vita. Le sue spalle, rese fragili anche dalla depressione, non riuscirono a sopportare tutto questo, nemmeno concentrandosi solo sul lavoro. Anche lei chiuderà il sipario della vita con il terzo tentativo di suicidio, stavolta riuscito, nella notte del 2 maggio 1987. Lasciò un biglietto anche lei, in francese, che diceva: “La vita mi è insopportabile. Perdonatemi”
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