Aids le vittime illustri da Keith Haring a Rudolf Nureyev
L’Aids non fu individuato subito.
La sindrome è stata riportata per la prima volta in letteratura nel 1981, anche se già negli anni Settanta erano stati riportati casi isolati di Aids negli Stati Uniti e in numerose altre aree del mondo (Haiti, Africa ed Europa).
Alla fine del 1980, Michael Gottlieb, ricercatore dell’Università della California, sta svolgendo una ricerca clinica sui deficit del sistema immunitario. Analizzando le cartelle cliniche dei ricoverati in ospedale, si imbatte nel caso di un giovane paziente che soffre di un raro tipo di polmonite dovuta a Pneumocystis carinii, un protozoo che solitamente colpisce solo pazienti con un sistema immunitario indebolito. Nei mesi successivi, Gottlieb scopre altri tre casi di pazienti, tutti omosessuali attivi, con un basso livello di linfociti T.
Nel 1981, i Centers for Disease Control and Prevention (cdc di Atlanta) segnalano sul loro bollettino epidemiologico, il Morbidity and Mortality Weekly Report (Mmwr), un aumento improvviso e inspiegabile di casi di polmonite da Pneumocystis carinii in giovani omosessuali. Successivamente vengono segnalati ai Cdc nuovi casi di pazienti che soffrono di un raro tumore dei vasi sanguigni, il sarcoma di Kaposi. Con la pubblicazione di questi dati, si fa lentamente strada la consapevolezza di essere di fronte a una nuova malattia.
Sebbene non siano chiare le modalità di trasmissione e di contagio, cominciano a nascere le prime teorie sulle possibili cause di queste infezioni e tumori: l’infezione da Cytomegalovirus (Cmv), l’uso di droghe, un’eccessiva stimolazione del sistema immunitario. L’ipotesi più accreditata è comunque quella che la malattia colpisca soltanto gli omosessuali. Il messaggio arriva anche a livello dell’opinione pubblica, con il titolo del New York Times «Raro cancro osservato in 41 omosessuali». Alla fine dell’anno, però, la malattia comincia a colpire anche gli eterosessuali e, soprattutto, esce dal confine degli Stati Uniti: viene registrato infatti il primo caso europeo, in Inghilterra.

Alla fine del 1981, la malattia non ha ancora un nome. Mentre i Cdc parlano di “linfoadenopatia” o di sarcoma di Kaposi e altre infezioni opportunistiche, sulla carta stampata si cominciano a leggere le definizioni più disparate: The Lancet parla di “gay compromise sindrome”, mentre sui quotidiani nazionali di diversi Paesi si leggono espressioni come “immunodeficienza gay-correlata (Grid)”, “cancro dei gay”, “disfunzione immunitaria acquisita”.
Nel 1986 un comitato internazionale stabilisce un nuovo nome per indicare il virus dell’Aids: d’ora in poi si parlerà soltanto di Hiv, ovvero ‘Virus dell’immunodeficienza umana’. L’anno successivo a Washington si tiene la terza Conferenza mondiale sull’Aids e l’allora presidente Usa Ronald Reagan nomina, per la prima volta, in un discorso ufficiale, la parola Aids. Da quel congresso emerge l’importanza dell’uso del preservativo e della pericolosità della tossicodipendenza per via endovenosa. Ma, nonostante gli appelli a non discriminare le persone affette da Aids, gli Stati Uniti introducono norme che non consentono ai sieropositivi di entrare nel Paese. Il 1987 segna un traguardo importante, perché la Fda americana approva il primo farmaco anti-Aids: l’Azt.
Nel 1987, Avram Finkelstein, un direttore artistico il cui compagno era recentemente scomparso per AIDS, decise di fondare un gruppo di sostengo e creare un poster per descrivere l’epidemia. Per potere informare le persone su un tema così delicato, il gruppo rifiutò l’idea di utilizzare immagini fotografiche che avrebbero potuto risultare selettive e scelsero simbolicamente il triangolo, conosciuto per la sua associazione con la persecuzione nazista nei confronti degli omosessuali ma cambiando il colore, da rosa pallido a fucsia vivido, e capovolgendolo.

Tra le tante vittime della malattia Antony Perkins, Amanda Blake, Liberace, Rock Hudson, la bellissima Gia Carangi, Keith Haring, Robert Mapplethorpe, Freddy Mercury, il tennista Arthur Ashe, Rudolf Nureyev, Isaac Asimov, Tony Richardson.
in Italia ne fu vittima lo straordinario poeta Dario Bellezza; aveva scoperto la malattia nel 1987, morì in solitudine e in povertà nel 1996. Giuliano Giuliani, portiere del Napoli di Maradona non rivelò mai la malattia per preservare sua figlia, all’epoca la malattia era “ghettizzante”. Poi lo scrittore e giornalista Pier Vittorio Tondelli stroncato dall’Aids a soli 36 anni; due anni prima aveva pubblicato “Camere separate”, considerato il suo testamento spirituale. Il libro racconta di una malattia che “consuma e distrugge” il compagno di un famoso scrittore.
Michel Foucault morì nel 1984. Era finito vittima del virus Hiv, contratto forse in California, in uno dei bagni turchi frequentati dagli omosessuali. James Miller, il suo biografo americano scrive in una contestata biografia che Foucault «avrebbe continuato a fare sesso con partner sconosciuti anche dopo la diagnosi da sieropositivo e senza prendere alcuna precauzione».
La più famosa star di sempre del cinema porno John Holmes (celebrato, a modo loro, da Elio e le Storie Tese con una celebre canzone) morì di AIDS a soli 43 anni.
I suoi fan eterosessuali ignoravano che Holmes avesse sperimentato la bisessualità, partecipando ad alcuni brevi film e prostituendosi. Nel 1986 gli fu diagnosticato l’HIV. Holmes non aveva mai usato siringhe per drogarsi, in quanto aveva una radicata paura degli aghi. Holmes continuò a lavorare senza usare il preservativo e senza informare le partner delle sue condizioni, finché l’AIDS non lo rese troppo debole. L’attore consapevole di essere vicino alla morte, nell’ultimo periodo iniziò a bere più di prima, arrivò a fumare 5-6 pacchetti di sigarette al giorno e aumentò l’uso di cocaina.


Il 7 novembre del 1991 Magic Johnson annunciò di essere sieropositivo. Aveva vinto cinque campionati NBA con i Los Angeles Lakers e per tre volte era stato nominato migliore giocatore del campionato americano. Era la prima volta che un personaggio tanto famoso annunciava in diretta al mondo di essere sieropositivo.
Oggi, vent’anni dopo, Magic Johnson è uno dei simboli più conosciuti della lotta contro l’AIDS. Dirige la Magic Johnson Enterprises dal suo ufficio di Beverly Hills. La sua azienda gestisce cinema, teatri, caffetterie e altre attività in alcuni dei quartieri più difficili di Los Angeles. E naturalmente si occupa di lotta all’AIDS.