A 23 anni dalla mostra a Palazzo delle Esposizioni il Futurismo arriva alla GNAM. Dopo tante polemiche e tanti forse ecco come sarà articolata.
Dal 2 dicembre 2024 al 28 febbraio 2025 arriva alla GNAM di Roma una grande mostra dedicata al Futurismo.
L’Esposizione intitolata “Il Tempo del Futurismo” indaga per la prima volta l’influenza che questa corrente ha avuto e continua ad avere nell’arte contemporanea.
La Mostra è stata preceduta da moltissime polemiche: fortemente voluta dall’ex ministro Sangiuliano, in origine avrebbe dovuto aprirsi il 30 ottobre 2024 per la curatela di Gabriele Simongini e come co-curatore avrebbe dovuto avvalersi di Alberto Dambruoso storico dell’arte e tra i massimi esperti su Boccioni. Ma Simongini viene esautorato da un Comitato Organizzatore prima dell’estate e il numero di opere complessive scende da 600 a circa 350 e anche Dambruoso scompare. Si parla dell’inserimento come co-organizzatore di Federico Palmaroli, vignettista de “Le Frasi di Osho” che smentisce e sarà presente soltanto in veste di conduttore di alcune talk che si terranno alla GNAM durante la Mostra. Da poche ore intanto arrivano le conferme: la mostra si farà.




L’inaugurazione per il 2 dicembre non è casuale ma la data è la ricorrenza dell’ottantesimo dalla scomparsa di Filippo Tommaso Marinetti.
La Mostra comprenderà oltre 350 opere; ad accogliere i visitatori sarà un videomapping intermediale, proiettato sulle pareti del Museo di Viale delle Belle Arti, con una sintesi delle principali scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche realizzate tra fine Ottocento e inizio Novecento che aiuteranno a orientarsi nel contesto nel quale il Movimento è nato.
Nella prima sala verrà presentata una sintetica documentazione sul contesto artistico e le correnti culturali che erano presenti in Italia immediatamente prima della nascita del futurismo. Si continuerà con un’analisi del movimento nei suoi primissimi anni attraverso le opere di 5 grandi Maestri: Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Gino Severini e Luigi Russolo.

Nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblica su “Le Figaro” il Manifesto del Futurismo, ed una sezione importante della mostra sarà dedicata a materiale cartaceo e librario su e del movimento.
I curatori mettono a fuoco quindi tre aspetti molto interessanti e parzialmente inediti del movimento: l’attenzione pionieristica alla comunicazione; il rapporto con la scienza in relazione dialettica con l’occultismo; la fortissima influenza dell’immaginario futurista sul cinema successivo. Inoltre verranno esaminate le importanti influenze del Futurismo sugli artisti e le correnti delgli anni successivi partendo dall’analisi di maestri come Bruno Munari, Lucio Fontana Alberto Burri, Emilio Vedova, Piero Dorazio, l’Optical art, Mario Schifano, e poi del Fluxus, Pop Art, Arte Povera. Le nuove possibilità di volare non possono non colpire e ispirare a fondo i pittori futuristi, che nel 1926 inaugurano l’Aeropittura. Alcune importanti innovazioni tecnologiche che hanno modificato il modo di vivere degli esseri umani ad inizio del XX influenzando i futuristi, si faranno strada in mostra attraverso due auto d’epoca, la Fiat Chiribiri del 1912 e la mitica Maserati di Tazio Nuvolari, un aeroplano e un telegrafo senza fili.


Numerose si prospettano le sezioni dedicate ai più svariati ambiti di applicazione e ricerca del Futurismo, dall’architettura alla letteratura, dal teatro al cinema, dalla fotografia alla moda, dalla società per arrivare alla cucina e alle scuole regionali futuriste.
Filippo Tommaso Marinetti nel 1932 scrive “La Cucina Futurista” in cui, come da manifesto programmatico futurista, tutti i termini esterofili sono banditi per cui il Guidapalato sostituisce il Maitre d’Hotel; il Listavivande sostituisce il Menu, il Mescitore è il Barman, il Pranzoalsole altri non è che un comune pic-nic, il Quisibeve è il Bar e si può terminare il pasto con Polibibite (cocktails) e Castagne Candite, altrimenti note come Marrons Glacés…

La mostra darà spazio anche a interessanti proiezioni, come quella del documentario Futurismo che passione! realizzato da Silvana Palumbieri per Rai Teche in collaborazione con La Quadriennale di Roma, con spezzoni d’archivio interessanti, o la proiezione del film di Anton Giulio Bragaglia, Thais,1917, Cineteca Nazionale.
Infine verrà analizzato il rapporto tra arte e moda: Nell’ottica di un rinnovamento radicale e al fine di incidere concretamente e attivamente nelle trasformazioni, i futuristi vogliono agire nel quotidiano, sul rapporto arte-vita. Alla pari di un qualsiasi altro aspetto della quotidianità, l’abbigliamento non può essere ignorato. Anch’esso concorre alla manifestazione della lotta contro la borghesia e la neutralità per elogiare la creatività e la vitalità dell’artista. L’abito deve essere pratico, versatile in quanto adatto a numerose attività quotidiane e quindi confortevole. D’altronde, a Firenze il primo modello di tuta fu inventato proprio in epoca futurista. Ideata dal genio creativo dell’artista italiano Thayath, la tuta è un abito semplice, realizzato con poca stoffa, dai tagli rettilinei e dai colori semplici, oltre ad essere unisex. Piccola curiosità : il nome deriva dalla parola “Tutta” e “T” è proprio la forma che assume l’abito una volta indossato.
