“Un padre è chi genera un figlio e se ne rende degno”. Così scriveva Dostoevskij nei Fratelli Karamazov dove il tema della paternità era centrale e autobiografico.
Salvatore Quasimodo in quella bellissima poesia intitolata “Al Padre” riconosce alla figura paterna un ruolo di guida, di approdo sicuro, di faro, in particolar modo in uella difficile età di transizione prima di arrivare alla maturità. (La tua pazienza triste, delicata, ci rubò la paura..Il tuo berretto di sole andava su e giù nel poco spazio che sempre ti hanno dato.
Anche a me misurarono ogni cosa, e ho portato il tuo nome un po’ più in là dell’odio e dell’invidia. Quel rosso del tuo capo era una mitria, una corona con le ali d’aquila...).
La storia dell’arte ha visto infinite rappresentazioni della paternità. Padre deriva dal latino pater, per indicare il nome del capofamiglia, che, a sua volta, contiene la radice “pa” di pascere (nutrire, proteggere)

Una declinazione del termine come “protettore” la troviamo in “Sileno con Dioniso bambino in braccio”, copia romana del II secolo in marmo, oggi ai Musei Vaticani.
Dioniso era figlio di Zeus e Semele, la madre mortale vittima della gelosia di Era, chiese a Zeus di mostrarsi nei suoi attributi divini, fu allora che venne colpita da un fulmine e morì dando alla luce prematuramente Dioniso. Il mito dice che Zeus conservò il neonato all’interno della propria coscia, usata come grembo, per portarlo a maturazione e poi lo affidò alle cure del precettore Sileno. In questo gruppo marmoreo Sileno accoglie il piccolo con tenerezza e cura tra le sue mani. Dioniso volge il viso verso il suo tutore e si aggrappa al suo braccio con una espressione di totale fiducia.

Tra le raffigurazioni della paternità nella storia dell’arte, la più celebre è probabilmente “La Creazione di Adamo” del 1512 ad opera di Michelangelo. Il dettaglio delle dita di Adamo e di Dio che si sfiorano, è particolarmente significativo: l’indice del Creatore è teso verso il figlio per infondergli l’energia della vita, il soffio vitale. L’atteggiamento di Dio è autorevole, proprio come quello di un padre che vuole essere guida per suo figlio.

Nel gruppo marmoreo “Enea, Anchise, Ascanio” del 1618 oggi alla Galleria Borghese di Roma, Bernini segue alla lettera il testo virgiliano, dove Anchise siede su una sola spalla di Enea. La diversa età dei tre protagonisti ha dato occasione all’artista di sfoggiare il suo virtuosimo tecnico nella resa epidermica vellutata e morbida del bambino, vigorosa e muscolosa di Enea e cadente e raggrinzita di Anchise.

Nell’opera di Honoré Daumier, Il bacio (padre e figli), 1845-1848, ad avere una importanza cruciale all’interno del dipinto è la figura paterna, ritratta con le spalle curve e prona per abbracciare i due bambini. Le maniche della camicia arrotolate fanno intendere che il padre è ritratto nel momento del ritorno verso casa, al termine di una giornata faticosa di lavoro probabilmente nei campi.

E’ molto interessante la raffigurazione che Frida Kahlo dà di suo padre, nell’opera “Ritratto di mio padre”.Frida aveva un rapporto strettissimo con la figura paterna. Il ritratto è stato dipinto successivamente alla morte del padre, che viene raffigurato vicino alla sua macchina fotografica, era infatti un fotografo professionista. L’opera contiene in calce una dedica:
“Ho raffigurato mio padre, Wilhelm Kahlo, di origine ungaro-tedesca, artista e fotografo di professione, di carattere generose, intelligente, nobile e coraggioso, perché nonostante abbia sofferto per sessant’anni di epilessia, non smise mai di lavorare e lottò contro Hitler. Con ammirazione. Sua figlia Frida Kahlo”.