Alighiero Boetti torna a Torino

Febbraio 4, 2025
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Alighiero Boetti

Alighiero Boetti era nato nel 1940 a Torino da una famiglia nobile (egli stesso era Conte): suo padre Corrado era avvocato e sua madre Adelina Marchisio violinista divenuta poi ricamatrice. A Crocetta Alighiero visse fino al suo trasferimento a Roma nel 1972.

Le sue opere tornano oggi a Torino in una mostra che si terrà dal 4 febbraio al 15 marzo presso la Galleria Accademia, dal titolo “Svelare e rivelare.Trent’anni senza Alighiero Boetti” a cura di Luca Beatrice da poco prematuramente scomparso.

«L’arte di Alighiero Boetti voleva comprendere il tutto nel tentativo di far quadrare il mondo. Egli ferma il tempo e si trasforma in radice per le riflessioni delle nuove generazioni» scriveva Luca Beatrice

Boetti si avvicina all’arte da autodidatta, coltivando numerosi interessi a cui si dedicherà nel corso della vita: dalla musica alla matematica, dalla filosofia all’esoterismo. Germano Celant lo include nella prima mostra del movimento Arte Povera presso La Bertesca di Genova nel settembre del 1967. Nei primi anni realizza sculture povere con materiali industriali, come eternit, ferro, legno e vernici a smalto. Nel 1971 compie un viaggio in Afghanistan e dà inizio al celebre progetto delle Mappe, una serie di arazzi che rappresentano il planisfero politico e che documentano, nel corso degli anni, gli spostamenti dei confini nazionali. Intessute per lui da un gruppo di donne afghane, le mappe sono per Boetti anche un motivo di riflessione sulla delega del lavoro manuale da parte dell’artista. Nel 1972 la sua arte subisce una svolta concettuale: l’artista comincia a firmarsi “Alighiero e Boetti”. Quella “e” tra il nome e il cognome diventa manifesto dello scambio dialettico tra le due metà di se stesso: l’uomo e l’artista. Boetti è affascinato dai sistemi concettuali utilizzati dall’umanità per organizzare le proprie conoscenze e quantificare fenomeni non quantificabili. Molti dei suoi lavori, realizzati con i media più diversi (penna su carta intelata, cartoline, francobolli, tessuti), seguono precise “regole del gioco” e assumono spesso la forma di estenuanti esercizi di ripetizione di figure o simboli, basati su ritmi musicali o matematici. Incluso nella mostra capitale di Harald Szeemann When attitudes become form (1969), è stato sei volte presente alla Biennale di Venezia, con sala personale premiata nell’edizione del 1990 e un omaggio postumo nel 2001.

A Roma all‘Accademia di San Luca è ancora in corso fino al 15 febbraio del 2025 la mostra sul trentennale

In copertina Alighiero Boetti all’inaugurazione della mostra di Mel-Bochner Galleria Toselli Milano 1970 foto Giorgio Colombo

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