Pier Paolo Pasolini a 48 anni dalla marte, non si riapriranno le indagini
Pier Paolo Pasolini moriva il 2 novembre 1975. La verità giudiziaria rimane ferma all’appello e alla sentenza del 4 dicembre 1976, che indicava un unico colpevole Pino Pelosi di anni diciassette, rimorchiato da Pasolini due ore prima del delitto , così scrivono i giudici.
Dal secondo grado di giudizio scompariva quindi l’inquietante “concorso con ignoti” della prima sentenza, pronunciata dal Tribunale dei minori di Roma il 26 aprile 1976. Pur dichiarando inattendibile Pelosi e sicura la partecipazione di altri al massacro, il Tribunale dei minori condannava il finto “reo confesso” alla pena di nove anni, sette mesi e dieci giorni di carcerazione per omicidio volontario significativamente «in concorso con altre persone rimaste ignote», oltre a una multa di 30mila lire per atti osceni.

Oggi la Procura di Roma ha rigettato l’istanza di riapertura dell’indagine su uno dei casi di cronaca che ancora fanno molto discutere e che era stata depositata nel marzo scorso.
Nell’atto si chiedeva di accertare a chi appartenessero i tre Dna individuati dai carabinieri del Ris nel 2010 sulla scena del crimine. I rilevi che portarono all’individuazione di tipi differenti di DNA vennero fatti sugli abiti indossati quella notte da Pasolini e sopra a un plantare che non apparteneva né all’intellettuale né a Pelosi
Qui per il murale di Maupal su Pier Paolo Pasolini