E’ il4 aprile 1857 quando Giuseppe Borsalino, rientrato ad Alessandria dopo un soggiorno a Parigi dove apprende le basi del mestiere, apre un piccolo laboratorio per la produzione di cappelli destinato ad entrare nella storia.
Per l’azienda l’azienda «Borsalino Giuseppe & fratello Spa» si tratta di un investimento molto importante. I macchinari per cucire i cappelli arrivano dall’Inghilterra, cuore pulsante della Rivoluzione Industriale.
Ma la meccanizzazione è una piccolissima parte del processo di produzione che viene svolto soprattutto a mano.
Per quei soffici ed elegantissimi cappelli in feltro sono necessari più di 50 passaggi manuali e 7 settimane di lavorazione; la realizzazione dei modelli in paglia, intrecciati a mano, può richiedere fino a 6 mesi

Fu un successo.
A inizio ‘900 nessuno usciva di casa senza il cappello: le donne ne avevano di giganteschi, a falda larga ornati da piume e fiori; gli uomini portavano il fedora (chiamato così perché un’attrice lo usò durante l’omonimo spettacolo), in feltro e con una piega sulla cima, mentre la classe operaia calzava la bombetta, immortalata da Charlie Chaplin.
In breve tempo, la parola Borsalino comparve tra le voci dell’Oxford Dictionary come “nome comune di cappello di feltro a falda larga”. La voce del dizionario si riferisce a un particolare modello creato dal fondatore Giuseppe per venire incontro al galateo che prevedeva che l’uomo di fronte a una signora si levasse il cappello in segno di rispetto. Il cappellaio rimodellò la forma della lobbia: pizzicottando con le dita i lati frontali, creò due fossette (“bozze”) che divennero il punto di presa del cappello.


Il Borsalino va alla conquista oltreoceano. L’immagine più iconica rimane quella di Humphrey Bogart e Ingrid Bergman nell’indimenticabile scena finale di “Casablanca” (1942).

Oltre a Bogart, Redford e Mastroianni, anche le dive del cinema indossavano Borsalino, tra queste ricordiamo Greta Garbo e Marlene Dietrich.

Soprattutto, la manifattura di Alessandria concede l’uso del proprio nome a 2 pellicole cult degli anni Settanta: Borsalino e Borsalino & Co.. L’idea è di Alain Delon e Borsalino accetta a patto che sulle locandine appaia il logo dell’azienda.
un Borsalino appare sulla testa di Jean Paul Belmondo in “Fino All’ultimo Respiro” (1960), di Robert De Niro in “C’era una Volta in America” (1984), e di Tony Servillo ne “La Grande Bellezza”, premio Oscar 2014.

Nel 2023, grazie alla collaborazione fra Fondazione Borsalino e la Città di Alessandria, è stato inaugurato Borsalino Museum, in corso 100 Cannoni, 21.
Il gruppo nel 2017 fa bancarotta. Ultimamente è stato rilanciato dal suo acquisitore, il finanziere franco-italiano Philippe Camperio.
Oggi il designer del brand è Jacopo Politi, classe 1978, già stylist per la linea di cappelli di Chanel, Vuitton e Fendi.
Qui per il nostro articolo su Moschino, genio visionario.