Gli Horrea Piperataria aprono aRoma per la prima volta il prossimo 21 dicembre.
L’horreum era un magazzino pubblico utilizzato nell’antichità per conservare molti tipi di derrate; le enormi Horrea Galbae a Roma conservavano non solo il grano ma anche olio d’oliva, vino, prodotti alimentari, abbigliamento e persino marmo.
Nel periodo imperiale, Roma aveva quasi 300 horrea, alcuni dei quali mastodontici.
Gli Horrea Galbae contenevano 140 stanze già al piano terra, coprendo un’area di circa 21.000 m². Quando morì l’imperatore Settimio Severo, nel 211 d.c., aveva lasciato il magazzino della città rifornito di cibo sufficiente alla popolazione per sette anni. Gli horrea più piccoli ma simili erano sparsi in tutto l’impero.
E’ molto interessante notare che alcuni magazzini pubblici funzionavano in qualche modo come banche, all’interno dei quali si potevano addirittura conservare oggetti di valore, ma la classe più importante era quella in cui i prodotti alimentari come il grano e l’olio d’oliva erano conservati e distribuitidirettamente dallo stato. Il colle artificiale del Monte Testaccio a Roma, si stima che contenga i resti di almeno 53 milioni di anfore di olio d’oliva in cui sono stati importati circa 6 miliardi di litri (1,58 miliardi di galloni) di olio. Da qui il nome “Monte dei Cocci” con cui popolarmente si definisce Testaccio.
Gli horrea indicavano i prodotti che conservavano e vendevano, come la cera (candelaria), la carta (chartaria) e il pepe (piperataria). In realtà i Piperitaria vendevano molti generi d’importazione provenienti dall’Arabia e dall’Egitto ed erano merci estremamente costose: soprattutto pepe insieme a molte altre spezie.
Gli Horrea piperiana (“magazzini del pepe”) erano un edificio posto nei pressi del Foro Romano, al di sotto dell’attuale basilica di Massenzio, come parte di un complesso di edifici utilitari dell’epoca flavia, ricordato nella pianta della Forma Urbis severiana. L’attribuzione di questo edificio, in parte saggiato da scavi, venne confermata dalle fonti. Si trattava dei magazzini del pepe e delle spezie.
Menzionati in un passo del Cronografo del 354 d.C. come una grandiosa opera pubblica realizzata da Domiziano sul luogo dove poi sorse la Basilica di Massenzio, alle pendici sud-ovest della Velia, gli Horrea Piperataria furono per la prima volta rinvenuti durante gli scavi di fine Ottocento condotti da Rodolfo Lanciani. Documenti mostrano inoltre come all’interno degli Horrea avesse affittato un locale anche il medico Galeno, per compiere i suoi esperimenti e ricavare pozioni medicinali.
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